Cronologia dell’Evoluzione

I nostri primi Antenati

Il Graecopithecus: Un antenato comune tra uomini e scimpanzé?

Ominini e Ominidi, qual’è la differenza?

Grandi mascelle contro grandi cervelli

l’Homo Naledi

Il più antico disegno conosciuto

Out of Africa

L’uomo venuto dal ghiaccio

“Ardi” è stato il primo a camminare

L'Evoluzione dell'uomo

La Terra come grande casa

Più Specie del Genere Homo vivevano contemporaneamente

Uno sbaglio comune è quello di immaginare queste specie come ordinate in una stretta linea di discendenza, dove l’Ergaster determina la venuta dell’Erectus, l’Erectus determina la venuta del Neanderthal e questi si evolve in quello che siamo noi.
Questo modello lineare dà l’erronea impressione che in ogni particolare momento sia solo un tipo di umano a popolare la terra, e che tutte le specie precedenti siano semplicemente modelli più obsoleti di ciò che siamo noi.

La verità è che da circa due milioni di anni fa e fino a circa diecimila anni fa, il mondo era la casa, contemporaneamente, di diverse specie umane.

Oggi ci sono molte specie di volpi, di orsi, di maiali. La terra di centomila anni fa era calpestata da almeno sei differenti specie di uomo.

Il cibo quotidiano dei nostri antenati

L’Invenzione del FUOCO

Una teoria plausibile sull’estinzione dei Neanderthal

Cervello e Postura: come sono cambiati

Orangutan del Borneo fotografato con una lancia per pescare

L’Homo Sapiens conquistò il mondo grazie soprattutto al suo linguaggio unico.
Ogni animale ha un suo tipo di linguaggio.

Fossero o no colpevoli, non appena i Sapiens arrivavano in un nuovo territorio, la popolazione nativa dopo un po’ si estingueva.
Gli ultimi resti di Homo Soloensis sono databili a circa 50.000 anni fa.
L’Homo Denisova scomparve poco tempo dopo.
I Neanderthal uscirono di scena approssimativamente 30.000 anni fa.

La nuova perizia di linguaggio che i Sapiens acquisirono circa 70.000 anni fa consentì loro di chiacchierare per ore senza interruzione.

Il fatto di avere informazioni attendibili riguardo agli individui di cui ci si poteva fidare dette l’opportunità di ampliare i ranghi del gruppo, e i Sapiens poterono sviluppare più stretti e più sofisticati tipi di cooperazione.

Ecco perché agli umani furono necessarie centinaia di migliaia di anni per compiere questi passi. 2.000.000 di anni fa le mutazioni genetiche avvennero con la comparsa di una nuova specie umana, detta Homo Erectus.
La sua venuta fu accompagnata dallo sviluppo di una nuova tecnologia negli utensili di pietra, ora riconosciuta come caratteristica distintiva di questa specie. Finché l’Homo Erectus non attraversò ulteriori mutazioni genetiche, i suoi utensili di pietra restarono praticamente gli stessi – per quasi due milioni di anni!

I Sapiens sono stati capaci di trasformare il loro comportamento molto velocemente, trasmettendo ogni volta i nuovi comportamenti alle generazioni successive senza alcun bisogno di mutamento genetico o ambientale.

Non essendo capaci di comporre una storia, i Neanderthal, anche se numerosi, non potevano cooperare efficacemente, né potevano adattare il loro comportamento sociale a situazioni che cambiavano continuamente.

Se si cerca di mettere insieme migliaia di scimpanzé in centro New York, in Piazza San Pietro a Roma o nella sede delle Nazioni Unite, il risultato sarebbe un pandemonio.
I Sapiens, invece, si radunano regolarmente a migliaia in questi posti.

La MIGRAZIONE verso le AMERICHE

I primi uomini avrebbero attraversato la Beringia intorno ai 25 mila anni fa, le prime esplorazioni oltre la coltre di ghiacci sarebbero databili tra i 14 e i 17 mila anni addietro. Sostengono Viktor Mayar, del museo di storia naturale di Copenaghen, e colleghi (di 38 centri di ricerca differenti) su Science, che sono giunti a queste conclusioni dopo aver analizzato il DNA dei resti di 15 persone risalenti a un periodo compreso tra 11 mila e 500 anni fa, provenienti da Alaska, Canada, Brasile, Cile e Argentina, tra cui anche un uomo di 10.700 anni fa proveniente dalla Spirit Cave, nel Nevada, USA, identificato come diretto antenato della tribù nativa di Fallon Paiute-Shoshone, che ha quindi potuto seppellire nuovamente le spoglie dell’antichissimo antenato.
I primi umani impiegarono almeno 2 mila anni per raggiungere la Patagonia. A questa migrazione ne seguirono però delle successive, che in alcuni casi portarono alla sostituzione delle popolazioni presenti.
Avvennero tre grosse ondate migratorie, circa 15, 9 e 4 mila anni fa.
In questo caso i ricercatori hanno analizzato i resti di 49 individui risalenti a un periodo compreso tra 11.500 e 700 anni fa, la cui origine va dall’Alaska all’Argentina.

La lunga migrazione dell’uomo

Non solo via terra

La leggenda dei Giganti Americani

10 mila anni fa finisce l’ultimo periodo glaciale e avviene la Rivoluzione del Neolitico: nascono l’agricoltura, l’allevamento e i primi villaggi.

Per la prima volta l’uomo non si muove più alla ricerca continua di un cibo “nomade” (animali selvatici) spesso scarso e difficile da catturare, ma “addomestica” il cibo e lo rende “sedentario” (allevamento e agricoltura).
Nasce così il surplus alimentare e il suo controllo e redistribuzione rende possibile la nascita dei primi villaggi.
Il primo animale a condividere la vita (e forse le battute di caccia) con gli esseri umani fu il cane, 12 mila anni fa, e solo molto tempo dopo, 8000 anni fa, si cominciarono ad allevare altre specie.
La regione in cui viveva il maggior numero di specie selvatiche facilmente addomesticabili era l’Asia occidentale: e fu qui, probabilmente, che l’uomo imparò ad allevare la pecora, la capra, il cinghiale e l’uro, l’antenato dei bovini.

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