La lunga migrazione dell’uomo


È molto probabile che l’Uomo americano primitivo provenga dal continente asiatico, in particolare i gruppi umani dovevano essere originari delle steppe siberiane o della regione del Sud-Est asiatico.

La somiglianza tra i gruppi di popolazioni asiatiche di quelle regioni e gli aborigeni americani è stata oggetto di studio: etnologia, linguistica, cosmologia e altri fattori hanno permesso di costituire un legame tra i due gruppi umani, anche se sono state segnalate notevoli differenze antropologiche in alcuni gruppi indigeni sudamericani che potrebbero suggerire un’origine melanesica o australiana.

I primi uomini ad arrivare in America attraversarono lo stretto di Bering circa 15.000 anni fa, si spostarono lungo la costa del Pacifico e solo in seguito nell’entroterra.
I campioni di feci fossili (coproliti) trovati nelle grotte dell’Oregon mostrano che due distinte civiltà vissero fianco a fianco più di 13.000 anni fa.
Un’analisi genetica dei nativi americani indica che, nella preistoria, Nord e Sud America furono interessate da almeno tre ondate migratorie provenienti dall’Asia.
Tutti i rinvenimenti di resti umani, in territorio americano, appartengono all’Homo Sapiens.

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La cultura Clovis

Clovis è una località del Nuovo Messico, dove furono trovate delle “punte da guerra“, cioè punte di lancia elegantemente scheggiate per renderle affilate ai margini e rifinite con una scanalatura longitudinale al centro di ciascuna faccia.
In seguito punte come queste vennero scoperte anche negli scavi archeologici dell’america del nord.
Le popolazioni Clovis erano costituite da cacciatori che seguivano le vie migratorie dei grandi mammiferi, si accampavano lungo le rive di fiumi e torrenti dove la grossa selvaggina andava ad abbeverarsi e in inverno vivevano nelle caverne.
Per migliorare la propria alimentazione raccoglievano frutti e bacche. il loro cibo principale era costituito comunque dalla carne come è dimostrato dalla scoperta di ossa di piccoli e grandi mammiferi nei siti occupati.

I Clovis erano anche abili artigiani e capaci lavoratori della pietra, rinomati per le belle punte di pietra traslucida munite di due facce scanalate chiamate Punte Clovis.
In poche centinaia di anni si diffusero fino alle coste dell’America Settentrionale spingendosi verso sud fino al Messico.

Sulla repentina scomparsa dei Clovis sono state avanzate varie ipotesi. Alcuni studiosi hanno ritenuto che un improvviso mutamento di clima avesse ridotto la disponibilità di acqua,di conseguenza gli animali si sarebbero radunati presso le ormai scarse sorgenti, dove erano facili prede di cacciatori insaziabili, in tal modo la selvaggina sarebbe drammaticamente diminuita, privando i Clovis del cibo.
Altri sostengono che i primi americani si trovarono all’inizio in un ambiente favorevole, abitato da grandi mandrie. La disponibilità di cibo avrebbe condotto ad un aumento demografico vertiginoso, provocando la rapida diminuzione della selvaggina. Via via che la grossa selvaggina diminuiva, i cacciatori sarebbero discesi lungo l’america; quando poi gli animali si estinsero, si ebbe un crollo della popolazione.

L’uomo di Kennewick

L’uomo di Kennewick, i cui resti risalenti a circa 8500 anni fa furono trovati nel 1996 a Columbia River, nello Stato di Washington, è imparentato più strettamente con i nativi americani che con qualsiasi altra popolazione attuale.
I ricercatori sono riusciti a confrontare le sequenze di DNA ottenute dallo scheletro con quelle delle grandi banche dati relative alle popolazioni odierne di tutto il mondo, scoprendo che l’uomo di Kennewick è collegabile solo molto alla lontana con gli Ainu e i popoli dalla Polinesia, mentre è strettamente affine ai nativi americani.

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Ma non solo. Da un confronto più puntuale con le sequenze di DNA di questi ultimi è emerso che, per quanto sia impossibile assegnare l’uomo di Kennewick al lignaggio di una specifica tribù, è strettamente imparentato ai membri delle tribù confederate della Riserva di Colville, nello Stato di Washington.

Dopo la scomparsa dei mammiferi dell’era glaciale, le popolazioni di cacciatori si dedicarono al bisonte e per oltre 10.000 anni i successori della cultura clovis cacciarono bisonti nelle pianure.

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Circa 10.500 anni fa il bisonte era la specie dominante, rinvenuta in tutti i siti archeologici della regione e sopravvisse perché si adattò a nutrirsi di erba quando i ghiacci scomparvero e il clima mutò.
Prese piede la caccia in massa ai bisonti: il sito Olsen-Chubbock conteneva oltre 140 carcasse, in un canyon nel quale i bisonti erano stati fatti precipitare circa 8500 anni fa .
Tali battute al bisonte erano imprese comunitarie, portate a termine solo una volta all’anno.
Nell’estremo nord, l’ambiente riusciva a garantire la vita solo a popolazioni di modesta entità e pertanto i gruppi si spostavano regolarmente a seconda delle stagioni. I primi ad arrivare furono i Na-Dene , si trattava di cacciatori-raccoglitori forestali, che si diffusero a sud, a ovest e nell’interno, dove divennero noti come Athapaskan.
Più tardi subirono alcune divisioni e avanzarono ancor più a sud, dove diedero origine ai Navajo e agli Apache moderni .
Gli Eschimo-Aleuti giunsero dopo i paleoindiani, prima che il ponte di terra scomparisse.
Essi sono rimasti i più asiatici degli indiani dell’America settentrionale e la loro lingua presenta radici siberiane.
Gli Eschimesi si diffusero per migliaia di miglia sulla terraferma e probabilmente si divisero dagli Aleuti circa 4.000 anni fa.