Storia Medievale

La parola Medioevo significa “Età di mezzo”, cioè quel periodo tra gli splendori dell’Impero Romano ed il rifiorire a nuova vita del Rinascimento.

Il Medioevo è un periodo di circa 10 secoli il cui inizio si ha con il crollo dell’impero Romano d’Occidente, anno 476 d.C., e si conclude con la scoperta dell’America, anno 1492.

Per convenzione l’anno 1000 divide il Medioevo in due parti: Alto Medioevo (dal V secolo d.C. fino all’anno 1000) e Basso Medioevo (dall’anno 1000 alla scoperta dell’America).

Alto Medioevo
(dal V secolo fino all’anno 1000)

L’esercito romano era principalmente formato da bande di barbari (Sciri, Rugi, Eruli, Turcilingi) che, malcontenti per il poco valore del loro soldo pretesero di stabilirsi in Italia e dividersi delle terre. La loro richiesta fu respinta da Roma.
I barbari misero allora alla testa dell’esercito Odoacre, un ufficiale sciro, il cui padre era stato uno dei consiglieri di Attila.
Odoacre depose Romolo Augusto al quale assegnò una residenza in Campania.

 

L’IMPERO ROMANO NELLA SECONDA META’ DEL 400, NON CONSISTEVA ALTRO CHE NELL’ITALIA.

Non si può dimenticare che il principale responsabile dell’agonia dell’impero in Italia fu il regno vandalico dell’Africa, che impadronitosi dei granai d’Italia (Africa, Sardegna e Sicilia) affamò la penisola determinando la sua rovina. 

Con la migrazione delle tribù germaniche a ovest del fiume Reno e la disgregazione dell’Impero Romano d’Occidente, in tutti i territori del vecchio Impero si costituirono molteplici entità politiche di matrice germanica, di religione ariana che non si mescolarono con le popolazioni conquistate, prevalentemente cattoliche.
Questa mancanza di integrazione indebolì fin dall’inizio la struttura dei “regni barbarici”, esponendoli  all’urto espansionistico dei Bizantini e degli Arabi.
Solamente il Regno dei Franchi si dimostrò resistente e capace di sviluppo.

Tra il 520 d.C. e 620 d.C. la civiltà occidentale dell’alto MedioEvo prende forma: numerose nazionalità, in primo luogo quella Francese e Inglese, devono la loro origine agli eventi intercorsi  in quell’epoca.
Intorno al 500 d.C., sotto la guida di Clodoveo della dinastia dei Merovingi, l’Impero dei Franchi assunse una posizione dominante nell’Europa occidentale.
Clodoveo fu battezzato intorno al 496 d.C. secondo il rito cattolico.
A differenza degli altri re germanici, ariani, incoraggiò l’integrazione con le popolazioni locali.
La conquista delle regioni sud-occidentali della Francia e della Germania, pose le basi per la formazione del futuro regno dei Franchi.
Dopo la morte di Clodoveo nel 511 d.C., i Carolingi, fino ad allora Maestri di Palazzo, assunsero di fatto il potere lasciando i Merovingi sul trono come sovrani fantoccio.

I PROTAGONISTI DELL’ALTO MEDIOEVO

L’IMPERO FRANCO

L’ISLAM E MAOMETTO

L’IMPERO BIZANTINO

IL REGNO DEI FRANCHI

I Franchi occupavano i territori di buona parte dell’attuale Francia e di una parte della Germania. Furono il primo popolo germanico a convertirsi al Cattolicesimo, agli inizi del VI secolo, con re Clodoveo della dinastia dei Merovingi (dal nome di Meroveo, un leggendario antenato di questa casata).
Per controllare direttamente il loro regno e per riscuotere le tasse, i re franchi non risiedevano in una sede fissa, ma si spostavano frequentemente da una regione all’altra, soggiornando nei loro palazzi o presso i signori più potenti e nelle abbazie. I sovrani erano accompagnati dal seguito armato, la trustis, che poteva comprendere anche 300-400 persone.
Tra queste gli esponenti più importanti erano i CONTI e i PALADINI.

All’interno dell’amministrazione regia il funzionario più in vista era il maestro di palazzo .
Grazie anche alla conversione al Cattolicesimo, i Franchi governavano in accordo con i grandi proprietari di terre gallo-romani e con la collaborazione dei vescovi.
I sovrani franchi consideravano il regno come patrimonio personale del re, pertanto alla sua morte esso veniva spartito tra gli eredi.
Si perdeva  però in questo modo l’unità del regno, faticosamente raggiunta dopo vittoriose campagne militari.

Nel VII secolo i frequenti conflitti dinastici fra gli eredi e la sete di potere dell’aristocrazia indebolirono la monarchia merovingia. Ne trassero vantaggio i Pipinidi, alti funzionari che ricoprivano la carica di maestri di palazzo e che divennero i veri e propri dominatori della vita militare e politica del regno.

Apparteneva a questa famiglia Carlo Martello (689-741), che nel 732 d.C. sconfisse, a Poitiers un’armata musulmana proveniente dalla Penisola Iberica; per questo è ricordato come colui che bloccò la penetrazione islamica in Europa. Nel 751 d.C. destituì l’ultimo sovrano merovingio e si proclamò nuovo re dei Franchi, aprendo una nuova fase della storia europea.
Intanto in Italia i Longobardi, approfittando della debolezza dei Bizantini, mossero guerra contro di essi e, nel 751 d.C., conquistarono Ravenna e una parte delle terre a nord di Roma.
Papa Stefano II non credeva che l’imperatore bizantino fosse in grado di proteggere Roma dalla minaccia longobarda, perciò chiese protezione ai Franchi contro i Longobardi.
Nel 754 d.C. il papa Stefano II si recò in Francia e incoronò re Pipino in una solenne cerimonia: il nuovo sovrano ricevette dal papa l’unzione sacra e, in cambio, si impegnò a difendere Roma dai Longobardi. L’esercito franco scese dunque in Italia e sconfisse più volte le truppe longobarde.

Dopo la morte di Pipino fu Carlo, uno dei suoi figli, a conquistare Pavia, nel 774 d.C., mettendo fine alla dominazione longobarda sull’Italia.

I Franchi riconobbero l’autorità del papa sui territori intorno a Roma.
La Chiesa romana ingrandì così i suoi possedimenti.
Con le guerre di conquista Carlo allarga i confini del suo regno. Nel 774 d.C., in seguito alla morte del fratello Carlomanno, divenne l’unico sovrano dei Franchi.

Egli regnò per più di 40 anni, dal 768 d.C. all’814 d.C., anno della sua morte, un periodo molto lungo per quei tempi, quando era facile morire precocemente.
Il sovrano franco fu chiamato già dai suoi contemporanei Magno, cioè «il Grande», per la fama raggiunta dalle sue imprese. Infatti fu impegnato per quasi tutta la durata del suo regno in guerre di conquista e riuscì, in questo modo, a estenderne considerevolmente i confini:

  • A sud, conquistò l’Italia settentrionale
  • A nord-est, nelle vaste foreste dell’attuale Germania, sottomise i Sassoni e i Frisoni e conquistò la Baviera
  • A est, combatté contro Avari e Slavi e contro lo stesso Impero Bizantino
  • Nel nord della Penisola Iberica, conquistò anche la Catalogna, sottraendola agli Arabi.

Grazie alle guerre di conquista Carlo si procurò bottino e terre da distribuire ai combattenti più importanti del regno; così egli legava a sé i membri dell’aristocrazia franca, consolidando il suo comando e impedendo loro di minacciare il suo potere.

Nel giorno di Natale dell’800 nella basilica romana di San Pietro, papa Leone III incoronò Carlo imperatore del Sacro Romano Impero : «sacro» perché voluto da Dio; «romano» perché erede di quello antico.
Per Carlo l’incoronazione imperiale significò l’attribuzione della supremazia politica su tutta l’Europa occidentale, ma egli si presentò anche come il difensore della Chiesa romana. Per la prima volta dopo il 476 d.C. si ricostituiva a Occidente un impero che si rifaceva alla tradizione di Roma.
Il Papa, da parte sua, incoronando l’imperatore, si metteva al di sopra di qualsiasi altra autorità religiosa, anche di quella di Costantinopoli, e si proclamava capo assoluto della Chiesa cristiana.

Per poter meglio controllare il territorio del suo immenso impero, Carlo lo divise in numerose province, le contee, affidate ai CONTI.
Organizzò le terre di frontiera in MARCHE, affidate a ufficiali detti MARCHESI, che si occupavano anche della difesa militare.
I territori di frontiera, infatti, erano sottoposti alla pressione delle popolazioni che si trovavano al di là dei confini, come i Musulmani in Spagna, gli Avari e gli Slavi nei territori dell’odierna Austria.
Il sovrano sorvegliava i comportamenti di conti e marchesi attraverso ispettori chiamati Missi Dominici, che spesso si muovevano in coppie: un laico (scelto tra gli esponenti dell’aristocrazia franca) e un ecclesiastico (di solito un vescovo).
Periodicamente venivano indette tra i grandi del regno importanti riunioni dette «placiti»: le decisioni erano raccolte in testi scritti chiamati «capitolari».
Per governare il suo ampio impero, si servì di un sistema di rapporti di fedeltà personale, già diffuso presso i Franchi : Questi rapporti legavano il sovrano e gli altri signori importanti del regno – i grandi proprietari terrieri – ad altri uomini liberi, che divenivano loro VASSALLI (dal latino vassus, «giovane, servitore»), cioè loro fidati servitori.
Il sovrano e i signori si impegnavano a proteggere i vassalli e a garantire il loro mantenimento attraverso un bene, detto BENEFICIO, che in genere consisteva in una terra da amministrare.
In cambio i vassalli si impegnavano, in caso di guerra, a prestare servizio militare per i loro signori. Talvolta anche i vassalli legavano a sé uomini di fiducia, che si chiamavano VALVASSORI. Questo sistema di rapporti personali prende il nome di VASSALLAGGIO.

Carlo Magno morì nell’814 d.C. Gli succedette l’unico dei suoi figli rimasto vivo, Ludovico il Pio.
Alla morte di quest’ultimo, avvenuta nell’840 d.C., l’impero venne spartito, come era consuetudine presso i Franchi, tra i suoi figli.
Presto essi entrarono in conflitto tra loro per il potere, finché, nell’843 d.C., con il Trattato di Verdun, l’impero fu diviso in 3 regni:
• il Regno Occidentale, corrispondente grosso modo alla Francia odierna, fu affidato a Carlo il Calvo;
• il Regno Orientale, a est del Reno, nei territori della Germania attuale, fu assegnato a Ludovico il Germanico;
• il Regno Centrale, che andava dal Mare del Nord sino ai territori italiani, spettò a Lotario I, al quale fu riconosciuto anche il titolo di imperatore.

Gli elementi che permisero a Carlo Magno di regnare a lungo e con successo furono il legame con la Chiesa romana e l’alleanza con l’aristocrazia franca. Dopo l’incoronazione in San Pietro da parte di papa Leone III, Carlo diventò il difensore della religione cristiana: al seguito dei suoi eserciti partirono numerosi missionari cattolici, con l’obiettivo di convertire al Cristianesimo i popoli pagani che vivevano nell’Europa settentrionale e orientale. I soldati franchi ricorsero anche a violente repressioni per convincere queste popolazioni ad aderire alla nuova religione.

L’ISLAM

La regione d’origine delle popolazioni arabe pre-islamiche è la penisola arabica, un territorio costituito per la maggior parte da un grande deserto con poche oasi disperse nell’immenso mare di terra e sabbia. Fa eccezione a questo tipo di ambiente la fascia costiera meridionale della penisola, l’attuale Yemen, la quale, grazie all’influenza esercitata dai monsoni provenienti dall’Oceano Indiano, è risultata favorevole allo sviluppo di popolazioni di agricoltori stanziali.

Il resto della penisola ha visto invece lo sviluppo di una società caratterizzata dal nomadismo, dalla pastorizia e dalle razzie (ostile quindi agli agricoltori stanziali).
La figura dell’allevatore nomade viene indicata col termine beduino, dall’arabo badawi: abitante del deserto. I beduini erano organizzati in tribù, poste sotto la guida di un capo eletto, il sayyid, e ciascuna di esse si regolava sulla base della sunna, l’insieme delle consuetudini trasmesse oralmente.
Accanto ai beduini, nel deserto vivevano anche i mercanti carovanieri, attraverso i quali l’Arabia entrava in contatto con le civiltà esterne, e quindi con altre religioni e culture.
Beduini e Mercanti detenevano il predominio su contadini e artigiani in quanto, a causa dei pericoli connessi al viaggiare in un ambiente tanto ostile, erano gli unici a portare le armi.

Da un punto di vista politico l’Arabia pre-islamica era completamente disgregata, divisa in territori che si autogovernavano nel rispetto reciproco della loro autonomia.

MAOMETTO

Maometto nasce a La Mecca, nel 570 d.C. circa, nell’anno detto “dell’elefante”, da un ramo secondario dell’importantissima tribù meccana dei Quraish, custode del santuario della Mecca, ove si venerava la “pietra nera” (oggi trasformata in principale oggetto di culto islamico) e varie divinità, tra cui “Hubal”, che era diventato così importante da essere detto semplicemente “Allah” (“il Dio”), e che diventerà il dio unico di Maometto.
Della sua vita non si sa molto, la maggior parte delle notizie ci sono pervenute grazie all’opera del suo maggior biografo, al-Tabari, vissuto tra il IX e il X secolo, quindi oltre due secoli dopo.
L’ambiente religioso in cui viveva il Profeta era quello beduino, in cui erano adorate molte divinità.
La Mecca era il centro dell’Arabia, un centro commerciale importantissimo ed anche un centro religioso dove tutti gli dei della penisola erano adorati con dei riti particolari; durante un mese di pellegrinaggio tutte le tribù arabe si radunavano lì per adorare i propri dei, per comprare e vendere e fare il loro negozio, e per competere in gare di poesia.
La Mecca era dunque un centro commerciale, religioso, politico e sociale.
Maometto
svolse probabilmente l’attività di cammelliere o mercante fino al giorno in cui sposò Khadija, una ricca vedova considerata tra le donne sante dell’Islam, e grazie alle sue ricchezze poté abbandonare l’attività commerciale e dedicarsi alla meditazione e alla riflessione religiosa.

Nella notte tra il 26 e il 27 del mese di Ramadan (secondo il calendario lunare arabo) del 610 d.C., mentre vagava solo nel deserto, si dice abbia ricevuto la visione dell’arcangelo Djibril (Gabriele) che l’avrebbe esortato a diventare messaggero dell’unico dio, Allah. Tale notte, conosciuta come Notte del Destino, segna la nascita della religione islamica.

Quando, dopo la rivelazione, iniziò a predicare la supremazia assoluta di Allah su tutte le altre fedi, Maometto si fece dei nemici nella classe dei beduini e mercanti che temeva di perdere i propri privilegi.
La risposta del clan è durissima e si concretizza nel tentativo di assassinare Maometto che, avvertito in tempo del complotto, fugge dalla città il 16 luglio del 622 d.C. con i suoi seguaci.
Tale episodio è conosciuto come Egira (‘fuga’ in arabo), e segna l’anno zero del calendario islamico.
Maometto e i suoi fedelissimi giungono infine all’oasi di Yatrib, che cambierà nome in Medina, dall’arabo Madinat-al-Nabi, ossia ‘la città del Profeta’.

La sua permanenza a Medina durerà 7 anni . A Medina è il capo assoluto della città.
Il potere politico, religioso, militare e giudiziario sono nelle sue mani.
Questa concentrazione di poteri nelle mani di Maometto, che presentava il suo governo
“terreno” come realizzazione del volere di Allah portò alla concezione che il potere politico, militare e giudiziario siano espressioni della religione.
Concetto essenziale nell’Islam, che rifiuta lo Stato laico.
La conflittualità coi meccani passerà attraverso continui scontri armati per il controllo del territorio e delle piste carovaniere, finché nel 629 d.C. un nutrito gruppo di medinesi, recatisi a La Mecca in pellegrinaggio, prenderà il controllo della città, armi in pugno.
I Quraysh saranno quindi costretti a capitolare e ad abbracciare la religione islamica, sancendo un’alleanza con Maometto, nel frattempo tornato a La Mecca, attraverso una serie di matrimoni tra medinesi e meccani ed entrando a far parte della Umma. Il loro esempio verrà presto seguito da numerose altre tribù, finché la quasi totalità della penisola arabica passerà sotto la bandiera dell’Islam e di Maometto.

Il Profeta muore nel 632 d.C. senza aver predisposto un meccanismo di successione e, quindi, lasciando il mondo islamico in una condizione di forte incertezza.

IL CALIFFATO

Il termine arabo khalifa designa, nel Corano, Adamo stesso, quale “vicario” di Dio sulla terra (2, 30) e l’autorità regale-profetica di Davide (38, 26). La designazione di un sostituto del Profeta – non
prevista da alcuna disposizione di quest’ultimo, mostra come si avvertisse il bisogno di dare continuità all’opera iniziata da Maometto dandogli un successore: la sua funzione non sarebbe stata più ovviamente quella di trasmettere la rivelazione, ma piuttosto di custodire l’unità della neonata Comunità islamica (Umma) e la sua fedeltà agli insegnamenti divini e all’esempio del fondatore.

Successivamente alla morte di Maometto la problematica della successione scatenò delle controversie che sfociarono nella divisione in due fazioni: quella dei Sunniti e quella degli Sciiti.
Gli Sciiti sostenevano Ali, cugino e genero di Maometto, che fu nominato poi quarto Califfo in seguito alla nomina di tre personalità che subentrarono al posto di Maometto: Abu Bakr, Omar e Othman.
Il primo califfo eletto dalla comunità fu Abu Bakr, uno dei discepoli più vicini a Maometto. Egli rimase in carica solo 2 anni, durante i quali si occupò di contrastare tenacemente il politeismo ancora in vigore nei territori arabi.
Il potere islamico aumentò dismisura, soprattutto con Omar, che prese il posto di Abu Bakr nel 634 d.C. e si occupò della conversione all’Islam dei territori arabi sotto il controllo dei persiani e dei bizantini, che si erano indeboliti a vicenda dopo essersi combattuti fino allo stremo per circa 100 anni.
Dopo Omar, fu nominato califfo Othman, della dinastia degli Omayyadi.
Othman è famoso non solo per aver ulteriormente espanso i domini arabi, ma per un’altra grande opera religiosa: aver messo in forma scritta il Corano, ovvero i precetti che prima di allora erano stati tramandati da Maometto unicamente a voce.
Othman fu ucciso misteriosamente da un sicario. Si vociferò che responsabile della sua morte fosse proprio Alì, parente di Maometto a cui era stato preferito Abu Bakr dopo la morte del profeta.
Alì approfittò della morte di Othman per guadagnare il favore della comunità islamica e venire eletto califfo. La sua elezione divise nuovamente la comunità in coloro che lo appoggiavano e coloro che invece lo accusavano di omicidio parteggiando per gli Omayyadi.
Alla morte di Ali la carica di Califfo non fu più ottenuta per elezione, ma per ereditarietà: infatti, ereditò il potere la famiglia degli Omayyadi.
Come conseguenza ci fu lo spostamento dalla capitale dell’Impero a Damasco e, man mano, l’organizzazione di una monarchia assoluta che regnava su un territorio molto vasto grazie alla suddivisione di tale territorio in cinque Vice-reami governati da un Califfo Principe.
Durante la dominazione degli Omayyadi, i popoli sottomessi vissero un periodo di grande benessere, poiché gli arabi portarono grande cultura e innovazioni. In più, non pretesero la conversione all’islamismo dai popoli assoggettati, ma solo il tributo di una tassa.
Solo Costantinopoli resistette alla dominazione, e in particolare a due assedi, attraverso l’uso della polvere greca per produrre il fuoco, e, soprattutto durante il secondo scontro, l’aiuto dei bulgari e dei cristiani.
La stessa penisola araba visse un periodo di grandissimo benessere: fu istituto il servizio postale, coniata la prima moneta araba e l’arabo divenne la lingua degli atti pubblici ufficiali.
Questa espansione continuò fino alla sconfitta da parte dei Franchi che portò come conseguenza la sostituzione della famiglia al potere con quella degli Abbasidi. La nuova famiglia al potere spostò la capitale da Damasco a Baghdad e completò l’espansione fino nel Sud dell’Italia.

In meno di quaranta anni, come un’onda di marea, i mussulmani si impadroniscono della Siria, dell’Egitto, dell’Iran e del Maghreb, distruggendo le più venerabili civilizzazioni. Nel secolo seguente raggiungeranno anche l’India.
Il comune denominatore della conquista va ricercato nella superiorità militare di una cavalleria leggera molto mobile ed operante in maniera largamente autonoma.
Rispetto alla fanteria degli Indiani o ai cavalieri pesantemente corazzati delle armate bizantine e sassanidi, gli invasori, venuti dal deserto, danno un altro ritmo alla guerra, concepita essenzialmente come dei “incursoni a lungo raggio”. Combinando le tradizioni bellicose dei nomadi ed il fanatismo religioso che ormai li anima, l’espansione mussulmana viene così a scombinare l’ordine mondiale ereditato dall’antichità.

Dal punto di vista storico, la distruzione di Baghdad da parte dei Mongoli nel 1258 d.C. venne sicuramente percepita nel mondo islamico come una sorta di vera e propria “Apocalisse”. In seguito, nonostante formali “passaggi” del titolo califfale prima ai Mamelucchi d’Egitto e quindi agli Ottomani, non si riprodusse, di fatto, un vero califfato universale.

La spinta islamica stava prendendo l’Europa in una tenaglia. A ovest la spinta si esaurì spontaneamente. Contrariamente a quello che si crede, Carlo Martello si scontrò solo con qualche banda di predoni. Fu in realtà l’Impero Romano d’Oriente (“l’Impero Bizantino”) ad arginare la spinta islamica per secoli, impedendo che la tenaglia si chiudesse e salvando l’Europa dall’islamizzazione.

L’IMPERO BIZANTINO

Nel 285, l’imperatore Diocleziano (284-305) partizionò l’amministrazione dell’Impero romano in due metà, Orientale e Occidentale.
Tra il 324 e il 330, Costantino I (306–337) trasferì la capitale principale da Roma a Bisanzio, successivamente nota come Costantinopoli (“Città di Costantino“) e Nova Roma.
La prima fonte sulla “Nova Roma” in un documento ufficiale si trova nei canoni del primo concilio di Costantinopoli (381), dove è usata per giustificare la dichiarazione che la sede patriarcale di Costantinopoli era seconda soltanto a quella di Roma.
Roma i Pretoriani (un corpo militare istituito da Augusto nel 27 a.C.) e la plebe romana elessero imperatore Massenzio. Lo scontro tra i due pretendenti al trono divenne inevitabile e si protrasse per anni fino a che il 28 ottobre del 312 Costantino sconfisse Massenzio nella battaglia di Ponte Milvio, presso Roma, rimanendo l’unico padrone dell’Occidente.

L’Impero Romano si trovava a essere governato da due augusti: Costantino (regnava sull’Occidente) e Licinio (regnava sull’Oriente).
Il 13 giugno del 313 Costantino
, Augusto d’Occidente, e Licinio, Augusto d’Oriente, promulgarono l’Editto di Milano, che concedeva a tutti gli abitanti dell’Impero, e quindi anche ai cristiani, la libertà di professare liberamente la propria fede. Alle comunità cristiane vennero restituiti i luoghi di culto e i beni che erano stati in precedenza espropriati.
L’editto di Milano
aprì un’epoca nuova nei rapporti tra potere imperiale e chiesa. Nel corso degli anni infatti molti cristiani entrarono a far parte dell’amministrazione imperiale e l’imperatore concesse numerosi privilegi alle loro comunità, come l’immunità fiscale per tutti i beni e per tutti i membri del clero.
In realtà, l’avvicinamento di Costantino al cristianesimo ebbe ragioni più che altro politiche.
L’imperatore aveva compreso che la chiesa cristiana si stava avviando a diventare una grande forza sociale e organizzativa, che poteva utilmente contribuire al rafforzamento dello stato che lui stesso perseguiva.
Costantino
e Licinio condivisero il potere per alcuni anni, ma Costantino perseguiva una politica di favore per i cristiani, mentre Licinio proteggeva i pagani. Questo acuì lo scontro tra i due, che infine scesero in guerra.
Il 18 settembre 324 Licinio fu sconfitto da Costantino nella battaglia di Crisopoli (Asia Minore). Costantino era ora l’unico padrone dell’Impero Romano.
La tetrarchia cessava di esistere (il potere veniva spartito tra due imperatori chiamati augusti. Ciascuno dei due era affiancato da un cesare destinato a succedergli).
L’atto di Costantino destinato ad avere conseguenze incalcolabili sul futuro dell’umanità fu la fondazione di una nuova capitale: Costantinopoli, edificata sul Bosforo nel 330. Da questa data, si fa iniziare la civiltà bizantina, destinata a sopravvivere a quella romana per mille anni.
La creazione di una nuova capitale era necessaria per fronteggiare il Regno dei Persiani e le invasioni che provenivano da Est, ma era nello stesso tempo la presa d’atto che la parte più importante dell’Impero era ormai l’Oriente.
Costantinopoli rimase per secoli un centro politico, religioso e culturale di straordinaria importanza, un faro di civiltà per il mondo.

Sotto Teodosio I (379–395), il cristianesimo divenne la religione di Stato dell’impero e le altre religioni romane politeiste vennero vietate.
Durante il regno di Giustiniano I (527-565) l’Impero raggiunse la sua massima estensione dopo aver riconquistato gran parte delle coste occidentali del Mediterraneo storicamente romane, tra cui il Nord Africa, l’Italia e Roma stessa, che mantenne per altri due secoli.
Giustiniano I si dedica alla riorganizzazione amministrativa dell’impero. Nel 528 ordina a una commissione di giuristi di realizzare una raccolta sistematica delle numerosissime leggi romane in vigore nell’Impero.
Fervente cristiano, Giustiniano I è convinto di aver ricevuto il suo incarico direttamente da Dio. Deciso a unificare l’impero anche sotto il profilo religioso, intraprende una campagna di repressione nei confronti di numerosi culti.

Giustiniano, insieme ai suoi generali Belisario e Narsete riconquistò l’Occidente:
– Cacciò i Vandali dalla Spagna
– Cacciò gli Ostrogoti dall’Italia
– Conquistò l’Egitto e la Libia
– Firma una Pace con i Persiani

Giustiniano creò grandiosi edifici:

– San Vitale a Ravenna, famosa per i mosaici
– Santa Sofia a Costantinopoli.

Con la sua attività edilizia, Giustiniano svuota progressivamente le casse statali, complici le guerre di conquista che impone. Nel 542, inoltre, egli deve fare i conti con una epidemia di peste catastrofica, che provoca la scomparsa di un quarto della popolazione di tutto l’Impero: lo stesso Giustiniano si ammala ma riesce a sopravvivere.
Giustiniano I muore la notte del 14 novembre 565, intorno ai 83 anni di età. Lascia nelle mani del nipote, Giustino II, un impero vasto e organizzato.

L’11 gennaio del 532, per volontà di Giustiniano I, all’ippodromo di Costantinopoli vengono trucidate circa 30 mila persone. Molti esponenti politici sospettati di tradimento vengono esiliati o giustiziati.un vero califfato univerale.

Durante il regno di Maurizio (582-602), la frontiera orientale dell’Impero venne ampliata e il nord stabilizzato.
Tuttavia, il suo assassinio provocò una guerra della durata di oltre vent’anni contro la Persia sasanide, che esaurì le risorse dell’Impero e contribuì a gravi perdite territoriali durante le conquiste musulmane del VII secolo. Nel giro di pochi anni l’Impero perse le sue province più ricche, l’Egitto e la Siria, passate agli arabi.
L’impero bizantino raggiunse il suo apice sotto la dinastia dei Macedoni, imperatori di origine armena e greca, dalla fine del IX secolo all’inizio dell’XI, quando ottenne il controllo del Mare Adriatico, del sud d’Italia e di tutto il territorio dello zar Samuele di Bulgaria. Le città dell’impero si ampliarono e il benessere si diffuse in tutte le province a seguito della sicurezza ritrovata. La popolazione aumentò e altrettanto avvenne della produzione, stimolando nuova domanda ma anche aiutando a promuovere il commercio. Culturalmente, ci fu una notevole crescita in materia di istruzione e di apprendimento. I testi antichi vennero conservati e pazientemente ricopiati. Fiorì l’arte bizantina e vennero creati grandi mosaici che andarono ad abbellire gli interni delle molte nuove chiese.
Anche se l’impero era significativamente più piccolo durante il regno di Giustiniano, era anche più forte, poiché i territori rimanenti erano più concentrati e più politicamente e culturalmente integrati.

Il termine caesaro-papia comparve per la prima volta nel manuale di teologia protestante di Justus Henning Böhmer (1674-1749), per caratterizzare l’atteggiamento di un sovrano laico come Giustiniano il Grande, il quale, non avendo più fiducia nel clero, intervenne direttamente negli
affari religiosi sotto il pretesto di assicurare la salvezza della Chiesa.

Dal VII sec. d.C l’impero romano d’oriente dovette far fronte alla minaccia islamica che proveniva dal Medio Oriente.
Il popolo Arabo combatté molte guerre contro lo stato Greco e, col passare degli anni, riusciva a sottrarre al dominio sempre maggior parte del territorio asiatico. Sul fronte settentrionale l’impero doveva impedire l’invasione di popoli barbarici, quali gli Ungari, gli Slavi e i Bulgari, impegnando spesso l’esercito a combattere su due fronti.
Nel 1054 d.C. la chiesa d’occidente si divise da quella d’Oriente.
Questo sisma avvenne principalmente perché ai vescovi occidentali non piaceva il cesaropapismo degli imperatori bizantini e perché il patriarca di Costantinopoli aspirava a sovrastare il Papa.
La goccia che fece traboccare il vaso fu l’alleanza del Papato con i Normanni che si erano stanziati nel Sud d’Italia. A questa alleanza si oppose il patriarca di Costantinopoli, che venne scomunicato, e le due chiese si definirono l’una indipendente dall’altra.

Costantinopoli capitola due volte. Nel 1204, quando viene occupata e saccheggiata dall’esercito della Quarta Crociata, e nel 1453, quando l’esercito di Maometto II, grazie a un numero considerevole di cannoni, riesce ad abbatterne le difese.

BASSO MEDIOEVO