Pompei, con la tecnica dei calchi scoperti due corpi intatti nella villa suburbana di Civita Giuliana


Teatro dell’incredibile scoperta è la villa suburbana di Civita Giuliana, la lussosa tenuta di epoca augustea con terrazze che arrivavano fino al mare nelle cui stalle nel 2017 gli archeologi trovarono i resti di tre cavalli di razza.
Qui i primi scavi risalgono al 1907, ma dopo aver scavato il marchese Giovanni Imperiali – allora proprietario del terreno – fece interrare quegli ambienti senza lasciare un’adeguata documentazione.
“Abbiamo avuto anche fortuna” racconta Massimo Osanna, Direttore del Parco Archeologico di Pompei, “perché il vano nel quale abbiamo ritrovato i corpi dei due uomini era sfuggito sia agli scavi dei primi del Novecento, sia ai tombaroli”. Un ambiente intatto e per questo particolarmente prezioso.

I corpi appartengono a due uomini, un quarantenne e il suo schiavo, probabilmente in fuga dalla furia del Vesuvio.
La presenza di un mantello di lana (insieme ad altre evidenze studiate negli ultimi anni) potrebbe ancor più avvalorare la nuova ipotesi dell’eruzione al 24 ottobre (e non al 24 agosto come si ritiene canonicamente).
Si è potuto creare un calco delle due vittime con la stessa tecnica messa a punto da Giuseppe Fiorelli nel 1863.
La prima vittima è, con grande probabilità, un ragazzo tra i 18 e i 23 anni, alto 1,56 metri. Ha il capo reclinato, con i denti e le ossa del cranio ancora parzialmente visibili.
Indossa una tunica corta, di lunghezza non superiore al ginocchio, di cui è ben visibile l’impronta del panneggio sulla parte bassa del ventre, con ricche e spesse pieghe. Le tracce di tessuto suggeriscono che si tratti di una stoffa pesante, probabilmente fibre di lana. Il braccio sinistro è leggermente piegato con la mano, ben delineata, appoggiata sull’addome, mentre il destro è appoggiato sul petto. Le gambe sono nude. Vicino al volto vi sono frammenti di intonaco bianco, trascinato dalla nube di cenere. La presenza di una serie di schiacciamenti vertebrali, inusuali per la giovane età del ragazzo, fa pensare che potesse svolgere lavori pesanti: probabilmente era uno schiavo.

È durante la realizzazione di questo primo calco che è avvenuta la scoperta delle ossa di un piede, che ha rivelato la presenza di una seconda vittima. È in una posizione completamente diversa rispetto alla prima. Il volto è riverso a terra, a un livello più basso del corpo, e il gesso ha delineato con precisione il mento, le labbra e il naso, mentre si conservano parzialmente a vista le ossa del cranio. Le braccia sono ripiegate con le mani sul petto, mentre le gambe sono divaricate e con le ginocchia piegate.
L’abbigliamento è più articolato rispetto all’altro uomo. Sotto il collo della vittima, vicino allo sterno dove la stoffa crea evidenti e pesanti pieghe, si conservano infatti impronte di tessuto ben visibili riconducibili a un mantello in lana che era fermato sulla spalla sinistra. In corrispondenza della parte superiore del braccio sinistro vi è anche l’impronta di un tessuto diverso, quello di una tunica, che sembrerebbe essere lunga fino alla zona pelvica. Anche vicino al volto di questa vittima vi sono frammenti di intonaco bianco, in questo caso probabilmente crollati dal piano superiore. La robustezza del corpo, soprattutto a livello del torace, suggerisce che anche in questo caso sia un uomo, più anziano però rispetto al primo, con un’età compresa tra i 30 e i 40 anni e alto circa 1,62 metri.

“Uno scavo molto importante quello di Civita Giuliana – dichiara Massimo Osanna – perché condotto insieme alla Procura di Torre Annunziata per scongiurare gli scavi clandestini e che restituisce scoperte toccanti. Queste due vittime cercavano forse rifugio nel criptoportico, dove invece vengono travolte dalla corrente piroclastica alle 9 di mattina. Una morte per shock termico, come dimostrano anche gli arti contratti“.