La prima mappa stradale Romana


La Tabula Peutingeriana, rinvenuta nel 1507 da Konrad Celtes, bibliotecario dell’imperatore Massimiliano I, mentre la sua denominazione corrente la si deve al secondo proprietario, Konrad Peutinger, cancelliere di Augsburg.

E’ l’unica carta stradale (Itineraria) Romana giunta sino a noi sebbene in copia medievale del XII secolo. In essa è riportato il mondo conosciuto e conquistato da Roma. La finalità della carta (itinerarium) è quella di rappresentare gli oltre 200.000 Km. (stimati) di rete stradale.

Vi sono indicate circa 555 città e altre 3.500 particolarità geografiche, come i fari e i santuari importanti, spesso illustrati da una piccola figura.
Le città sono rappresentate da due case, le città sede dell’Impero – Roma, Costantinopoli, Antiochia – sono segnalate da un medaglione.
La parte della Tabula Peutingeriana giunta sino a noi era in precedenza un rotolo di pergamena lungo m 6,74 e alto cm 34 composto di 11 fogli cuciti fra loro.
Nel 1863 queste 11 parti furono staccate in 11 fogli singoli al fine di meglio preservare lo straordinario documento.

E’ importante sottolineare che questa non vuole essere una carta geografica di tipo fisica ma una carta stradale e da ciò la massima riduzione di quelle caratteristiche fisiche non interessanti ai fini stradali come ad esempio i mari, le catene montuose, le grandi foreste, le zone desertiche. Predilige infatti la segnalazione del sistema viario, scandito dalle stazioni e dai centri più importanti.
Il cartografo intendeva fornire al viaggiatore una vera mappa stradale che indicasse le distanze esatte tra un centro abitato e quello successivo, distanze espresse in miglia romane oppure in leghe (per la Gallia) o in parasanghe (per l’Oriente), illustrando sulla carta, in maniera precisa e determinata, il percorso viario arricchito da informazioni utili al viaggiatore stesso.

Tali informazioni “turistiche” erano date dall’indicazione scritta o disegnata della presenza lungo il tragitto di centri minori e maggiori, di centri termali oppure di vere e proprie stazioni di posta “caravan serragli” con annesse osterie quale ad esempio l’osteria “del fico” (Ad ficum) oppure “Al sandalo di Ercole” (Ad Sandalum Herculis) o ancora “Dei due fratelli” (Ad duo fratres) e tante titlere indicazioni utili. Ai centri termali il cui nome inizia per “Aqui….” viene dato un ristitleo particolare attraverso il disegno di singoli grandi edifici.

Gli studiosi non concordano però sull’epoca esatta di redazione dell’originale romano: le datazioni oscillano così fra III e IV sec. d.C., non escludendosi aggiunte posteriori (di VIII-IX sec. d.C.), nonché la persistenza di elementi molto più antichi risalenti persino ad età Augustea.
Lo storico Luciano Bosio ritiene che la tabula rappresenti in realtà la stesura finale di un itinerarium pictum che ha raccolto nel tempo nuovi dati che divenivano man mano importanti in relazione al sistema viario e politico dell’impero romano e di cui si possono individuare almeno tre principali redazioni: quella di età Augustea (in relazione con l’organizzazione del cursus publicus), quella Severiana (legata ad una grande riorganizzazione dello stesso cursus publicus), quella del IV sec. come indicano alcuni elementi che riportano con certezza ad un’età di crescente diffusione del cristianesimo.
Su quest’ultima redazione sarebbero state operate successive aggiunte nell’VIII-IX sec. d.C., fino ad arrivare all’attuale copia medievale.