La battaglia della Secchia Rapita


La battaglia di Zappolino (1325), più nota come la battaglia della Secchia Rapita, fu uno degli scontri campali più imponenti del Medioevo con migliaia di morti: da una parte la Modena ghibellina, fedele all’Imperatore, dall’altra la Bologna guelfa, fedele al papato.
Vi presero parte circa 35.000 fanti e 4000 cavalieri e più di 2000 uomini persero la vita sul campo di battaglia.
Nel 1296 i Bolognesi avevano invaso le terre di Bazzano e Savignano, sottraendole di fatto ai Modenesi, grazie anche all’appoggio di Papa Bonifacio VIII. Questi infatti emanò nel 1298 un Lodo con il quale riconosceva il possesso da parte guelfa dei castelli delle suddette località.
D’altra parte Bologna aveva allargato le sue mire territoriali, dovendo fronteggiare il tumultuoso incremento demografico conseguente alla fama della sua università. Ghibellini quindi nemici di Bologna e nemici del Papa.
Lo scontro avvenne il 15 novembre del 1325 verso il calare del sole e vide schierati circa 30.000 fanti e 2.000 cavalieri per i Bolognesi, contro 5.000 fanti e 2.000 cavalieri per i modenesi, molti di questi di provenienza germanica e quindi piuttosto esperti d’arte militare.
I Ghibellini erano schierati all’incirca sul pianoro dove oggi sorge l’abitato della Ziribega, mentre i Guelfi si trovavano all’inizio del pendio che dalla Bersagliera sale verso Zappolino, denominato ” Prati di Soletto “, tenendo alle loro spalle il castello.
I bolognesi non ebbero molto tempo a disposizione per organizzare le truppe, avendole richiamate in tutta fretta da Bazzano e da Ponte Sant’ Ambrogio, dove i modenesi le avevano attirate con alcuni stratagemmi; lo scopo era quello di fermare l’avanzata del nemico verso Monteveglio, dove si stava cercando di riconquistare il castello, e probabilmente di difendere la roccaforte di Zappolino.
La battaglia fu molto breve, circa un paio d’ore, ma si concluse con la terribile disfatta dell’esercito bolognese.
I morti furono più di duemila.
I modenesi giunsero fino alle porte di Bologna, distruggendo al loro passaggio i castelli di Crespellano, Zola, Samoggia, Anzola, Castelfranco, Piumazzo e la chiusa del Reno presso Casalecchio, che consentiva, come oggi, la deviazione delle acque del fiume verso la città.
Non tentarono però l’assedio della città, ma si limitarono a schernire per alcuni giorni gli sconfitti e alla fine tornarono a Modena portando in trofeo una secchia rubata in un pozzo, tuttora esistente sotto un tombino fuori porta S. Felice.
A seguito di tale episodio e forse grazie anche al poema del Tassoni che ne narra in chiave eroico-comica gli eventi, questo avvenimento è oggi chiamato “La battaglia della secchia rapita”.
Alcuni mesi più tardi, nel gennaio 1326, la pace firmata dalle due parti vide la restituzione dei terreni e dei castelli conquistati dai ghibellini ai bolognesi, probabilmente in cambio di denaro, passato nelle mani di Passerino Bonacolsi.

Il sacrificio di duemila uomini si era quindi rivelato del tutto inutile. Eroi, che senza il vile trattato successivo allo scontro, avrebbero avuto gli onori della storia.

Nella battaglia di Zappolino non c’erano modenesi contro bolognesi, ma ghibellini contro guelfi, tanto che lo stesso capo dei guelfi modenesi, Albertino Boschetti, fu ucciso in quella battaglia proprio per mano dei suoi concittadini.
Ora la secchia è custodita nella Torre della Ghirlandina del palazzo Comunale di Modena.

E il pozzo?
Questo non c’è più, ma se si va in via Saffi, all’altezza del n. civico 34, un centinaio di metri fuori San Felice, quasi in mezzo alla strada si potrà notare una botola che, se non fosse un po’ più grande dell’usuale, sembrerebbe quella di una semplice fognatura.
Sono due lastre di travertino che ne stringono a morsa altre due semicircolari, sulle quali è riportata al centro, una scritta, molto consunta dal continuo passaggio delle auto, ma che indica come lì vi fosse un tempo il “pozzo della Secchia Rapita