Dopo Dicembre, circa 60 giorni d’inverno senza nome e senza conto: un tempo sospeso, che serviva solo ad aspettare che i campi tornassero lavorabili e le campagne militari potessero ricominciare.
Re sacerdote più che guerriero, organizzò il tempo come organizzò la religione: aggiunse due mesi (Gennaio e Febbraio) e allineò l’anno al ciclo della Luna, per un totale di 355 giorni.

A loro affidò le chiavi del tempo:
– Annunciavano il mese. Un pontefice osservava la luna nuova e chiamava ad alta voce l’inizio del mese. Dal verbo latino calare (“chiamare”) nacquero le Calende… e la parola calendario.
– Decidevano i giorni “buoni” e “cattivi”. I giorni fasti erano permessi per tribunali e affari pubblici, i nefasti vietati. Chi voleva fare causa doveva sperare che il giorno fosse quello giusto.
– Allungavano o accorciavano l’anno. Un anno lunare è più corto di quello solare, quindi ogni tanto serviva un mese intercalare, e solo i pontefici decidevano quando.
Una scelta religiosa… e presto politica: allungare il mandato di un alleato, accorciare quello di un rivale.
– Scrivevano la memoria di Roma. Ogni anno il pontefice massimo annotava gli eventi su una tavola imbiancata: gli Annales Maximi.
