Gli scavi sono iniziati già nel 2004.
Quella che oggi viene raccontata come una scoperta recente è in realtà il risultato di oltre vent’anni di ricerche archeologiche, condotte durante diversi interventi edilizi e approfondite nel tempo.
Non si tratta di un monumento pubblico, ma di qualcosa di ancora più prezioso per gli storici: uno spaccato della vita quotidiana.

– Pareti affrescate con motivi ancora leggibili
– Pavimenti decorati e mosaici
– Un sistema di riscaldamento a ipocausto
– Resti carbonizzati di strutture lignee e arredi
Gli studiosi avanzano due ipotesi principali:
– Una domus di lusso
– Una struttura di accoglienza per viaggiatori e mercanti
La seconda ipotesi è ad oggi la più probabile (il sistema di riscaldamento era troppo grande per una domus).
In età romana, Verona era infatti un importante snodo commerciale, attraversato da grandi vie come la Via Postumia.

A sancire la fine del complesso sia stato un incendio, che sarebbe stato deliberatamente appiccato durante l’epoca dell’imperatore Gallieno, attorno al 265 d.C., per fini difensivi, e avrebbe riguardato tutti i quartieri della città prossimi alle mura.
Il crollo sigillò gli ambienti, preservandoli nel tempo. Un processo che un po’ ricorda, in scala e situazione diversa, quanto avvenne a Pompei.
In un contesto come quello di Verona, dove la stratificazione storica è particolarmente densa, ritrovamenti di questo tipo dimostrano come il sottosuolo urbano conservi ancora testimonianze fondamentali per comprendere la vita quotidiana nel mondo romano.
