Il 1300: Il Secolo della Crisi


La crisi demografica

La popolazione europea aumentò dall’anno Mille fino all’inizio del Trecento raddoppiando dalla cifra di 40 milioni ad 80 milioni circa di abitanti. Ciò significò la necessità di disboscare nuovi terreni per aumentare la produzione e sfamare la popolazione anche se durante il secolo si verificarono ciclicamente carestie decennali che causarono migliaia di vittime.
La crisi demografica fu acuita da due ulteriori fattori:
– un’epidemia di peste,
– le numerose guerre che causarono moltissimi morti

La peste

La prima epidemia di peste scoppiò in una colonia genovese situata in Crimea assediata dai Tartari.
Gli assedianti per espugnare la città gettarono dei cadaveri infettati dal morbo, con le catapulte, al di là delle mura urbane ed in brevissimo tempo, proprio a causa del diffondersi del morbo, i genovesi si arresero.
Alcuni cittadini riuscirono a fuggire e salparono verso l’Italia, portando il contagio.
Intorno al 1347 la peste raggiunse Genova, Venezia e la Sicilia; l’anno successivo dilagò in Toscana per diffondersi poi in Francia, Inghilterra, Spagna e Germania.
Nel 1353 la peste aveva ucciso complessivamente circa 1/3 dell’ intera popolazione europea.
Fino al Seicento questo terribile flagello si ripresentò ogni dieci anni diventando un vero incubo per ogni cittadino europeo.
La peste si differenziava in peste bubbonica che si presentava sotto la forma di tumefazioni chiamati bubboni e peste polmonare o peste nera che provocava emorragie cutanee che rapprese formavano chiazze nere.
L’origine della malattia fu rinvenuta in un bacillo presente nei ratti.
Ma era la pulce che, succhiando il sangue dei topi, poteva trasmettere questo terribile morbo agli uomini.
Infatti le condizioni igieniche non adeguate e la promiscuità nella quale vivevano gli esseri umani aumentava la contaminazione.
Molte interpretazioni furono date alla diffusione di questa malattia che per la violenza e per la morte che seminava fu attribuita da alcuni alla collera divina.
Era consigliato il lavaggio delle mani e del viso con acqua e aceto o la bruciatura di sostanze che purificavano l’ambiente ma la regola aurea era tenersi il più possibile lontano dall’appestato. L’esigenza di trovare una spiegazione a questo morbo misterioso che decimava le popolazioni, condusse alla ricerca di un capro espiatorio, un colpevole identificato, di volta in volta, negli emarginati, nei lebbrosi e soprattutto negli Ebrei.
Questi furono accusati oltre che di deicidio, perché avevano ucciso il Figlio di Dio, di avvelenare l’acqua dei pozzi che alimentavano le città o di contaminare l’aria con dei veleni.La conseguenza si ebbe nelle persecuzioni (i pogrom) di cui furono vittime migliaia di ebrei in Francia, Germania e Svizzera.

La crisi e l’economia del Trecento

Il calo demografico portò ad una diminuzione della richiesta di beni e dunque ad un calo dei prezzi.
In generale questo si tradusse in una contrazione dei traffici e dei commerci.
Nell’ambito agricolo si diffusero le produzioni specializzate della vite e dell’olivo nel Mediterraneo, della seta nel territorio dell’Italia settentrionale dove si diffuse anche la gelsicoltura. In Inghilterra i grandi proprietari terrieri posero le recinzioni (enclosures) alle terre comuni che precedentemente erano appartenute alla comunità del villaggio e nelle quali chiunque aveva la possibilità di raccogliere legna o castagne o poteva far pascolare i suoi animali.
Le manifatture conobbero una fase di ristrutturazione perché se alcuni settori, come quello dei panni di lana, andò ad esaurirsi, l’industria della seta invece incrementò moltissimo il suo fatturato.
Sul piano delle tecniche commerciali si verificò l’accumulazione di capitale da parte di alcune famiglie di mercanti-banchieri come i Bardi e i Peruzzi che sovvenzionavano i sovrani europei, i papi e le grandi famiglie e che proprio per l’insolvenza di qualcuno tra questi dovettero dichiarare la bancarotta.

La società

Durante il XIV secolo si assistette ad una trasformazione della società; si rafforzò il potere dei nobili per l’aumento di reddito dovuto alla specializzazione delle colture nelle terre di cui erano proprietari e si verificò l’ascesa di una nuova classe sociale, la borghesia, costituita:

– dai commercianti e i banchieri che grazie ai traffici internazionali accumularono ricchezze ingenti;
– dai proprietari delle industrie laniere che, dopo aver raggiunto una posizione economica favorevole, acquistarono titoli nobiliari e terre per acquisire prestigio sociale.

Contemporaneamente la crisi si abbatté sui contadini che spesso perdevano il lavoro contribuendo ad aumentare il numero dei nuovi poveri. Le città risultarono popolate da mendicanti, ciechi, storpi, lebbrosi, sbandati che si spostavano da un luogo all’altro per sopravvivere. In alcune città soprattutto in Francia, Inghilterra e Spagna vennero emanate delle leggi a sostegno della povertà mentre alcuni sovrani, al contrario, ordinarono di espellere dai loro territori, dopo pene durissime come la fustigazione, chiunque fosse sorpreso ad esercitare l’accattonaggio.

Le rivolte degli esclusi

Un’altra costante del secolo furono le rivolte degli esclusi, manifestazioni popolari che spesso si trasformavano in rivolte in cui una categoria sociale diventava antagonista rispetto all’altra, i follatori (lavoranti della lana) contro i tessitori ed i lavoranti delle campagne contro quelli delle città.
In Francia vennero chiamate jacqueries le rivolte dei contadini dei territori che circondavano Parigi; questi misero a ferro e a fuoco i castelli, massacrando i proprietari e bruciando i documenti che sancivano i diritti di proprietà. In Inghilterra esplose una rivolta nel Kent dove i contadini appiccarono il fuoco ai castelli e, dopo aver saccheggiato Canterbury, si diressero verso Londra. La corona decise di accettare parte delle richieste ma dopo il ritorno dei manifestanti alle loro città represse il movimento di protesta con la forza.

Il tumulto dei Ciompi

Firenze fu protagonista di una rivolta imponente perché il popolo minuto, composto prevalentemente da manodopera salariata, non aveva retto alle disastrose conseguenze della crisi economica.
Le richieste rivolte al comune furono di una maggiore partecipazione alle scelte politiche e di rivendicazione del diritto a riunirsi in associazioni. La condizione molto difficile degli scardassieri di lana, che avevano il compito di pettinare la lana con uno strumento chiamato scardasso, soprannominati Ciompi, li portò ad una sollevazione con l’obiettivo di ottenere un maggior potere all’interno del governo cittadino. Quando anche gli imprenditori dell’Arte della lana si rivoltarono, i Ciompi si attestarono su posizioni radicali che provocarono la reazione dei grandi maestri artigiani. Questi assoldarono un esercito e repressero con facilità il tumulto dei Ciompi.