Amore, rabbia e addii: Pompei rivela 79 graffiti rimasti nascosti per 2000 anni


▶️ Grazie alla fotografia computazionale, Reflectance Transformation Imaging (RTI), gli archeologi hanno combinato immagini scattate con diverse lunghezze d’onda (luce infrarossa, ultravioletta, riflettanza variabile) e algoritmi digitali per “far emergere” segni ormai sbiaditi. Questo approccio ha consentito di individuare tracce minime di pigmento o incisione senza danneggiare i muri.
▶️ La scoperta è avvenuta in un lungo corridoio che collegava i teatri di Pompei alla vivace Via Stabiana, un’area portata alla luce per la prima volta più di 230 anni fa.
Sono stati identificati 79 graffiti invisibili
▶️ I testi e i disegni emersi offrono una testimonianza diretta, spontanea e profondamente umana. Tra i contenuti individuati:
– Confessioni personali, quasi intime, che ricordano appunti lasciati in fretta
– Insulti e provocazioni, segno di tensioni e rivalità quotidiani
– Messaggi di addio, forse di chi stava per partire o affrontare un destino incerto
– Dichiarazioni d’amore, semplici e immediate, sorprendentemente moderne
– Disegni di gladiatori, tra cui una scena di combattimento vivace e dettagliata
“Ti ho aspettato, ma non sei tornata.”
“Lucius è un ladro.”
“Addio, parto domani.”
“Amo Iris più di ogni cosa.”
▶️ Queste iscrizioni, spesso tracciate con carbone o strumenti appuntiti, rappresentano una forma di comunicazione quotidiana diffusa nel mondo romano. A Pompei, i muri erano veri e propri spazi pubblici di espressione: si scriveva per dichiarare amore, insultare, lasciare memoria di sé.
▶️ Il team di ricerca sta ora lavorando allo sviluppo di una piattaforma 3D che unirà fotogrammetria, dati RTI e metadati epigrafici, consentendo una visualizzazione completa e interattiva dei graffiti.