I primi Droni della Storia


Per i Greci una cosa inanimata che si muove per conto proprio si definiva automaton.
Nel 350 a.C. il matematico e padre fondatore della meccanica, Archita di Taranto, inventò una colomba meccanica di legno, in grado di sbattere le ali e volare fino a 200 metri, alimentata da una sorta di motore a vapore interno.

L’invenzione di Archita è spesso citata come il primo robot e, alla luce dei recenti progressi tecnologici, forse potremmo persino considerarlo il primo drone.
Anche Aulo Gellio, scrittore e giurista romano (125-185 d.C.) noto principalmente come autore delle Noctes Atticae (Le Notti Attiche), cita la macchina di Archita, descrivendola come un automa con propulsione a vapore, ma pochi altri dettagli vengono descritti dalle sue parole:
“Moltissimi autorevoli scrittori greci, tra cui il filosofo Favorino, raccoglitore diligentissimo delle memorie antiche, hanno scritto, affermando come cosa sicurissima, che un modello di colomba in legno, costruito da Archita secondo certi principii di meccanica, riuscì a volare.
Senza dubbio essa si sosteneva per mezzo di contrappesi e si muoveva mediante la pressione di aria rinchiusa e nascosta al suo interno.

Ma in verità la cosa è tanto poco credibile, che voglio riportare le parole di Favorino stesso: “Archita di Taranto, esperto, fra le altre cose, anche di meccanica, costruì una colomba di legno che volava; ma una volta che si fosse posata, non si rialzava più”. Come per la raganella o il sonaglio si tratta in pratica di un gioco, di un congegno per stupire e divertire in questo caso gli adulti.”
Secondo i materiali didattici sviluppati dalla NASA, la macchina di Archita sarebbe “uno dei primi dispositivi ad impiegare con successo i principi essenziali di volo del razzo”. Mentre il vapore spingeva l’uccello meccanico, il movimento veniva guidato da fili.
L’ancestrale desiderio del volo per l’uomo, ha portato per secoli inventori e ingegneri a prendere spunto da uccelli, piccioni e canarini per sperimentare i sistemi meccanici e robotici.
Circa trecento anni dopo che Archita costruì la sua macchina volante, l’inventore greco Erone di Alessandria realizzò l’eolipila (dalla parola greca Αἴολος e la parola latina pila e traducibile come “sfera di Eolo”), anche conosciuta come “motore di Erone”. In pratica l’antenato del motore a getto e della macchina a vapore.

Nel suo trattato sulla pneumatica, Erone illustrò anche i suoi progetti per diversi tipi di uccelli artificiali in grado di muoversi e cantare attraverso l’acqua, spingendo l’aria attraverso piccoli tubi e fischietti nascosti all’interno delle sue macchine.
Anche Leonardo da Vinci era affascinato dall’idea del volo umano.
Osservava ossessivamente il movimento degli uccelli in volo e creò decine di disegni per macchine di tutte le forme e dimensioni, dai famosi “alianti dalle ali di pipistrello”, agli elicotteri funzionanti attraverso l’ingegnoso sistema della sua vita aerea.
Leonardo, nel suo insaziabile desiderio di conoscenza, sezionò e disegnò tantissime ali di uccello nel tentativo di svelare i segreti del volo, registrando tutto in uno dei suoi codici.
Giunse perfino a creare un uccello meccanico per una produzione teatrale: la macchina sbatteva le ali attraverso un meccanismo attivato durante la discesa verso il basso. Questo tipo di congegno è ancora utilizzato durante la tradizionale manifestazione dello “Scoppio del Carro” a Firenze.

In questa occasione una colomba meccanica, la famosa Colombina, è usata per accendere un carro di fuochi d’artificio e dare inizio alle vacanze di Pasqua.
Forse l’uccello meccanico più famoso apparve nel corso del 18° secolo quando l’inventore francese Jacques de Vaucanson sbalordì il pubblico con un’anatra che poteva ciarlare, sollevarsi sulle zampe, piegare il collo, sbattere le ali, bere, mangiare e fare anche i propri bisogni.

Rimarrà perennemente il mistero su questo fatto perché tutti gli automi di Vaucanson sono andati perduti nel corso di un incendio; ci rimangono solo descrizioni ed alcune immagini.
Se l’Anatra di Vaucanson era in grado di digerire, allora era un Gastrobot: il primo della storia.
Il termine Gastrorobot è stato inventato nel 1998 da Stuart Wilkinson, direttore della University of South Florida.
Si tratta di un robot con lo stomaco, che ottiene l’energia per il funzionamento non da batterie elettriche ma dalla digestione di cibo reale in forma di zuccheri, grassi o alcol. Il gastrobot utilizza delle celle chiamate microbial fuel cell (MFC) che convertono l’energia chimica contenuta nello zucchero in energia elettrica.

Vaucanson guadagnò persino il riconoscimento di Voltaire, che commentò ironicamente, “senza l’anatra di Vaucanson, non ci sarebbe nulla da ricordare della gloria della Francia “.
Molto tempo dopo l’anatra fu riscoperta in una soffitta del banco dei pegni, riparata dall’orologiaio svizzero, e alla fine cadde nelle mani del mago Jean-Eugène Robert-Houdin, l’uomo da cui Houdini prese il suo nome, prima di scomparire di nuovo alla fine del XIX secolo.
Robert-Houdin era anche un orologiaio e utilizzava il suo talento per creare molti dei suoi elaborati automi.
Per perfezionare i suoi uccelli meccanici, Robert Houdin trascorse le sue giornate arrampicandosi sugli alberi e ascoltando le canzoni degli uccelli, cercando di riprodurle da solo.
Il passo successivo fu quello di creare un fischio sintonizzato sul canto di uccelli, quindi trovare un sistema per riprodurre il fischio animando il becco e le ali dell’uccello in sincronia con il suono.
Houdin fece un passo avanti, creando una combinazione innovativa di automi che includeva sia un androide di base, più specificamente, una donna meccanica, e un canarino meccanico.
La “donna” faceva girare un un tipo di carillon per insegnare a cantare ai veri canarini.
Il processo continuava fino a quando il canarino non imparava la canzone e la riproduceva perfettamente.


Nel 2019 nasce il progetto MetaFly, un ornitottero radio controllato.
Si tratta di un esercizio di biomimetica, la scienza che prende la natura come modello per riprodurre forme e processi, in questo caso il sistema di volo ad ala battente.
MetaFly sembra una via di mezzo tra un uccello ed un grosso insetto. L’ideatore del progetto Edwin Van Ruymbeke, dice che MetaFly è il risultato di più di 50 anni di ricerca e studi. Un idea sviluppata inizialmente dal nonno e dal padre negli anni 60.

Un robot a forma di uccello che vola simulando il movimento delle ali si chiama PigeonBot e arriva dalla Stanford University.
PigeonBot è un piccione robot con ali piumate reali. Ha la capacità, rispetto ad altri robot, di insinuarsi in spazi stretti come possono esserlo ambienti urbani e foreste. I ricercatori della Stanford University, che pochi giorni fa hanno pubblicato su Science Robotics i risultati dello studio che ha portato alla nascita del robot, hanno studiato le ali dei piccioni morti per determinare dettagliatamente come gli uccelli controllino il volo.