L’Alfabeto

L’alfabeto è un sistema di scrittura i cui segni grafici (i grafemi) rappresentano singolarmente i suoni delle lingue (foni e fonemi).

 

Nella prima metà del II millennio a.C, i Minoici di Creta utilizzarono una scrittura non ancora decifrata: il Lineare A, di chiara derivazione egizia.
Quando i Micenei conquistarono Creta, adattarono il Lineare A per scrivere nella loro lingua, il greco antico.
Questa scrittura, chiamata Lineare B soppiantò la precedente.
Entrambe queste scritture venivano scritte su tavolette d’argilla, ma non erano di tipo cuneiforme.
Usavano caratteri sillabici e non avevano niente a che vedere con le scritture alfabetiche.
La Lineare B scomparve in seguito alla distruzione dei palazzi micenei che avvenne nel 1000 a.C.
In quel periodo, le grandi civiltà dell’età del bronzo nell’Egeo e nel Vicino Oriente crollarono improvvisamente. Seguirono secoli di gravi difficoltà e la popolazione di quelle regioni calò drasticamente.
La Grecia ritrovò l’uso della scrittura solo 4 secoli dopo, con l’arrivo dell’alfabeto fenicio.

 

L’alfabeto fenicio si sviluppò alla fine del 1500 a.C. ed era composto da 22 caratteri, ciascuno dei quali rappresentava una consonante legata a diverse sillabe possibili.
La giusta sillaba doveva essere dedotta dal contesto delle lettere adiacenti e il processo di lettura era di conseguenza lento.
Era però un alfabeto piuttosto economico che si avvicinava molto alla lingua parlata.
Quando i Fenici (popolo di marinai) entrarono in contatto con i Greci dell’Asia Minore, furono aggiunte all’alfabeto le vocali.
Questo nuovo modo di scrittura e di lettura, che costituiva una buona approssimazione della lingua parlata, divenne presto l’antenato di tutti i successivi sistemi di scrittura dell’Occidente.
La scrittura fenicia ha infatti dato vita:

– All’Alfabeto Greco, che a sua volta è all’origine dell’alfabeto cirillico, utilizzato in Europa orientale e probabilmente in tutta l’Asia russa, e, tramite l’etrusco, dell’alfabeto latino, portato dagli Europei dell’Ovest nel mondo intero;
– All’alfabeto Aramaico, che è la fonte dell’alfabeto ebraico, definito «quadrato», dell’alfabeto arabo e delle scritture dell’India.

La lingua fenicia era semitica e l’alfabeto fenicio rappresentava soltanto consonanti.
In una lingua semitica, l’uso delle sole consonanti è quasi sufficiente per interpretare correttamente un testo.
Durante la lettura, il contesto aiuta a ridurre le ambiguità ed in certi casi vengono aggiunti dei piccoli segni per indicare le vocali.

Lingua Greca Antica

Anche nella nostra lingua scrivere senza usare le vocali renderebbe il discorso molto impreciso. Per esempio, la parola “vnt” nella nostra lingua potrebbe indicare tanti termini diversi: venti, vento, vanto, veneto, avanti.
Posti di fronte a questo problema, i greci adattarono alle loro esigenze alcune lettere dell’alfabeto fenicio di suono simile a vocali greche, introducendo quindi nell’alfabeto e nella scrittura l’uso delle vocali.
La scrittura e la lettura alfabetica sono state fondamentali per la nascita della democrazia politica della Grecia.
Già nel sec. V a.C. la maggior parte dei cittadini liberi della Grecia sapeva leggere i testi delle leggi e partecipava attivamente alle elezioni e alla legiferazione.

Papiro di Bodmer II, (P.66)
(sia codici, scritti in ambo i lati, che rotoli, scritti su una sola facciata)
Il più antico tra i 50 manoscritti in greco scoperti da Martin Bodmer nel 1955-56, risalente a non oltre il 150 d.C.
Le 104 pagine presentano quasi tutto il Vangelo di Giovanni.

L’alfabeto Latino è l’adattamento di un alfabeto greco occidentale: parte degli studiosi accolgono la tesi secondo cui sarebbe stato attinto direttamente dall’alfabeto calcidico di Cuma (Cuma, vicina a Napoli, è la più antica colonia greca in Italia).
Altri pensano invece all’assunzione di un alfabeto nord-occidentale non direttamente, ma tramite l’alfabeto etrusco.
Una prova della derivazione dall’etrusco si suole indicare anche nel fatto che l’etrusco avrebbe passato al latino un segno per indicare un suono fricativo – la F -, che etrusco e latino possedevano, ma il greco no.
Tramite le conquiste imperiali romane, l’alfabeto adottato nella lingua latina si diffuse da Roma nelle regioni bagnate dal mar Mediterraneo.
Mentre le regioni orientali dell’impero romano continuarono ad usare il greco come lingua franca, il latino si impose nelle regioni occidentali ed il suo alfabeto venne trasmesso alle lingue neolatine che ne derivarono.
L’espansione nell’Europa settentrionale e centrale avviene attraverso la diffusione del Cristianesimo. L’alfabeto latino fu adottato anche da popoli di lingua non indoeuropea, quali il basco, il finlandese, l’estone e l’ungherese.

Durante il Medioevo la grande tradizione letteraria e filosofica dell’antica Grecia e di Roma si estinse.
L’Europa fu divisa in una serie di stati feudali a economia agricola.
L’alfabetizzazione era prerogativa quasi esclusiva della Chiesa e i documenti venivano scritti in latino su fogli di pergamena.
Le diverse regioni culturali e linguistiche venivano tenute insieme da una burocrazia di ispirazione religiosa amministrata dalla Chiesa.
I monasteri divennero i centri culturali più importanti.
Nel sec. XIII cominciano ad apparire i primi documenti scritti in volgare, favoriti dall’introduzione della carta, molto meno costosa della pergamena.