Il tricolore italiano, come molti altri esistenti, risale alla Rivoluzione francese ed è una variante di quello transalpino.
Venne adottato dai Giacobini italiani, i quali sostituirono il blu francese col verde, che secondo il simbolismo massonico rappresentava la natura e, con essa, l’acquisizione dei diritti naturali quali l’uguaglianza e la libertà.
In seguito il verde venne riconosciuto come colore nazionale, simbolo della speranza in un futuro migliore.
Fu Napoleone Bonaparte che, nel 1796, su richiesta dei patrioti italiani riuniti a Milano, per primo diede carattere ufficiale all’utilizzo del tricolore, permettendone l’uso ai combattenti della Penisola al seguito del suo esercito.
Quando Bonaparte decise d’adottare il tricolore come bandiera nazionale del costituendo Regno d’Italia, ne variò la forma in quadrata.
Nel periodo della Restaurazione, il tricolore fu abbandonato per riapparire durante i Moti carbonari del 1821 accanto a quello della Carboneria (azzurro, bianco e rosso).
Sbarcò in America al seguito di Garibaldi, fu il vessillo della Giovine Italia mazziniana e infine, fra il 1848 e il 1849, sventolò in tutti gli Stati italiani in cui si affermarono governi costituzionali.
Carlo Alberto di Savoia, nel suo Statuto, dedicò un intero articolo alla definizione della bandiera, sebbene in occasione della guerra contro l’Austria (1848-1849) l’antico vessillo sabaudo, al quale erano legate le glorie della casata, riprese vigore ed ebbe maggior fortuna del tricolore. Tuttavia il re, per ribadire con forza «il sentimento dell’unione italiana», impose il tricolore con al centro lo scudo dei Savoia bordato d’azzurro; in tale forma la bandiera divenne, nel 1861, vessillo ufficiale della nazione italiana.

Nel 1946, alla proclamazione della Repubblica, lo stemma sabaudo, che già durante la Seconda guerra mondiale era caduto in disuso, scomparve.