Storia Contemporanea

Quando finisce l’età moderna e inizia la contemporanea?
I manuali di Capra e Rosa-Verga propongono di spostare le frontiere oltre il classico termine del Congresso di Vienna:
Capra alle Rivoluzioni del 1848, cioè all’avvento di regimi parlamentari, dell’egemonia sociale della borghesia, e dell’emergere pieno dei nazionalismi in Europa.
Rosa-Verga addirittura al 1870, cioè al completamento delle unità nazionali in Italia e Germania, alla fine della servitù della gleba in Russia e della schiavitù negli Stati Uniti d’America, alla diffusione in diversi paesi della Rivoluzione Industriale e dei regimi parlamentari con un suffragio allargato.
Alcuni storici spostano l’inizio della Storia Contemporanea al 1914, cioè allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, il cataclisma che distrusse alcuni imperi multinazionali (Impero austro-ungarico, Impero ottomano), segnò l’emergere degli Stati Uniti come prima potenza economica dell’Occidente, e vide in Russia l’affermarsi dell’esperimento Comunista.

LA PRIMA GUERRA MONDIALE (1914-1918)

La guerra fu determinata dal concorso di numerosi elementi, il principale dei quali era costituito dai contrastanti interessi delle grandi potenze europee. Da una parte Gran Bretagna e Francia, che disponevano di vasti imperi coloniali da cui traevano risorse a costi contenuti e in quantità pressoché illimitata e che costituivano un mercato enorme; dall’altra la Germania, che aveva goduto di un rapidissimo tasso di sviluppo tecnologico e industriale, ma che poteva accedere solo ai marginali mercati dell’Europa centrale e orientale.
Numerose altre situazioni di crisi contribuirono a determinare lo scoppio del conflitto: i fermenti nazionalistici, in particolare in Italia e nei Balcani, che l’impero austro-ungarico non era più in grado di controllare; La Russia, che mirava a un’espansione nell’Europa sud-orientale a scapito del decadente impero ottomano; il desiderio di rivincita della Francia sulla Germania dopo la sconfitta del 1870 e la conseguente perdita di Alsazia e Lorena.

Fu l’attentato di Sarajevo a far esplodere tensioni che altrimenti avrebbero potuto restare latenti.

Il 28 giugno 1914, uno studente bosniaco di nome Gavrilo Princip uccise con due colpi di pistola l’erede al trono d’Austria, l’arciduca Francesco Ferdinando, e sua moglie, mentre attraversavano in auto scoperta le vie di Sarajevo, capitale della Bosnia. L’attentatore faceva parte di un’organizzazione irredentista che aveva la sua base operativa in Serbia.

L’ Austria compì la prima mossa inviando, il 23 luglio, un durissimo ultimatum alla Serbia. Il secondo passo lo fece la Russia assicurando il proprio sostegno alla Serbia, sua principale alleata nei Balcani.

Forte dell’appoggio russo, il governo serbo accettò solo in parte l’ultimatum, respingendo in particolare la clausola che prevedeva la partecipazione di funzionari austriaci alle indagini sui mandanti dell’attentato.

L’ Austria giudicò la risposta insufficiente e, il 28 luglio, dichiarò guerra alla Serbia. Immediata fu la reazione del governo russo che, il giorno successivo, ordinò la mobilitazione delle forze armate.
Il 31 luglio la Germania inviò un ultimatum alla Russia intimandole l’immediata sospensione dei preparativi bellici. L’ultimatum non ottenne risposta e fu seguito, a ventiquattr’ore di distanza, dalla dichiarazione di guerra. Il giorno stesso (1° agosto) la Francia, legata alla Russia da un trattato di alleanza militare, mobilitò le proprie forze armate. La Germania rispose con un nuovo ultimatum e con la successiva dichiarazione di guerra alla Francia (3 agosto).

Fu dunque l’iniziativa del governo tedesco, che già nella prima fase della crisi aveva assicurato il proprio appoggio incondizionato all’Austria, a far precipitare definitivamente la situazione.

Presupposto essenziale della strategia bellica tedesca era la rapidità dell’attacco alla Francia.
A questo scopo era previsto che le truppe tedesche passassero attraverso il Belgio, nonostante che la sua neutralità fosse garantita da un trattato internazionale sottoscritto anche dalla Germania.
Ciò avrebbe permesso di investire lo schieramento nemico nel suo punto più debole e di puntare direttamente su Parigi.
Il 4 agosto, i primi contingenti tedeschi invasero il Belgio per attaccare la Francia da nordest.
La violazione della neutralità belga non solo scosse profondamente l’opinione pubblica europea, ma ebbe anche un peso decisivo nel determinare l’intervento inglese nel conflitto. La Gran Bretagna, già preoccupata dall’eventualità di un successo tedesco, non poteva tollerare l’aggressione a un paese neutrale che si affacciava sulle coste della Manica.
Così, il 5 agosto, l’Inghilterra dichiarava guerra alla Germania.

Nell’agosto 1914 la Germania schierò sul solo fronte occidentale un milione e mezzo di uomini e la Francia gliene contrappose più di un milione, senza contare i contingenti inglesi e belgi.
Per avere un termine di paragone, si pensi che il più grande esercito mai messo in campo fin allora, quello allestito da Napoleone per la campagna di Russia, non raggiungeva le 600.000 unità.

I tedeschi ottennero una serie di clamorosi successi iniziali.
Nelle ultime due settimane di agosto, le armate del Reich dilagarono nel Nord-Est della Francia costringendo gli avversari a una precipitosa ritirata. Ai primi di settembre si attestarono lungo il corso della Marna, a poche decine di chilometri da Parigi.
Il governo francese, assieme a mezzo milione di civili, si affrettò a lasciare la capitale, dove ormai si udivano distintamente i colpi delle artiglierie.
Nel frattempo, sul fronte orientale, le truppe tedesche, comandate dal generale Hindenburg, fermavano i russi che tentavano di penetrare in Prussia orientale, sconfiggendoli fra agosto e settembre nelle grandi battaglie di Tannenberg e dei Laghi Masuri.
L’offensiva russa mise però in serie difficoltà gli austriaci e preoccupò gli stessi comandi tedeschi, inducendoli a trasferire oltre centomila uomini dal fronte occidentale a quello orientale, mentre l’esercito francese, comandato dal generale Joffre, si stava frettolosamente riorganizzando al di qua della Marna.
Il 6 settembre i francesi lanciarono un improvviso contrattacco che colse i tedeschi di sorpresa.
Dopo una settimana di furiosi combattimenti, gli invasori furono costretti a ripiegare su una linea più arretrata, in corrispondenza dei fiumi Anne e Somme.
Con l’arresto dell’offensiva sulla Marna, il progetto di guerra tedesco poteva dirsi sostanzialmente fallito.

Sempre nell’agosto del 1914, il Giappone, richiamandosi al trattato che lo legava alla Gran Bretagna dal 1902, dichiarava guerra alla Germania, e approfittò dell’occasione per impadronirsi dei possedimenti tedeschi in Estremo Oriente. Nel novembre dello stesso anno, la Turchia, legata alla Germania da un trattato segreto, interveniva a favore degli imperi centrali.
Sei mesi dopo, nel maggio 1915, l’Italia entrava in guerra contro l’Austria-Ungheria.
A fianco degli imperi centrali sarebbe poi intervenuta la Bulgaria (settembre 1915), mentre nel campo opposto si sarebbero schierati il Portogallo (marzo 1916), la Romania (agosto 1916) e la Grecia (giugno 1917).

I NUMERI DELLA 1 GUERRA MONDIALE

Si è combattuto ininterrottamente dal 28 luglio del ’14 all’11 novembre 1918 (52 mesi).
In totale nel mondo furono mobilitati 74 milioni e 300mila soldati. Gli Alleati (Italia, Francia, Inghilterra, Russia, USA, Serbia) 48 milioni; gli Imperi centrali 25 milioni (Germania, Austria, Impero ottomano, Bulgaria).
Le vittime furono 9 milioni e 400 mila in totale.
Ne risulta che solo il 50% dei mobilitati non conobbe né la morte, il ferimento o la prigionia.
La Russia ebbe 1.700.000 morti
La Francia 1.350.000
La Gran Bretagna 921.000
L’Italia 650.000
La Germania 2 milioni
L’Austria-Ungheria 1.100.000
La Turchia 800.000.
Le perdite francesi e tedesche furono un uomo su sei. Uno su 8 per i britannici
Le perdite (morti, feriti, dispersi, prigionieri) per la Francia furono del 76% dei mobilitati, la Russia ebbe il 76%, l’Italia il 38%, la Serbia l’80%; la Germania il 56%, l’impero austro-ungarico il 77%; gli USA l’8% con 114 mila morti.
Il 12% delle perdite aveva meno di 20 anni (4.5 milioni) e il 60% delle perdite aveva tra i 20 e i 30 anni. 

24 APRILE 1915: LA TRAGEDIA DEL POPOLO ARMENO

È stata la prima immensa strage del ‘900 con oltre un milione di vittime e deportati per mano dei cosiddetti “Giovani Turchi” un’organizzazione nazionalista nata nei primi anni del XX secolo che mirava alla costituzione di uno stato sul modello delle principali nazioni europee e che vedeva nelle minoranze etniche un ostacolo al loro progetto.

Vi furono anche l’eliminazione delle altre minoranze cristiane e di quelle greco-ortodosse fino al 1917.

Il popolo armeno fu vittima del tradimento delle potenze occidentali che, nel 1923, firmarono a Losanna un nuovo trattato che annullava quello di Sévres del 1920. In base a quest’ultimo si sarebbe dovuto dare vita a un’Armenia indipendente nel territorio dell’Armenia storica, secondo quanto voluto dal presidente americano Woodrow Wilson.

Agli armeni non rimase dunque che una piccola porzione di territorio, la Repubblica Democratica Armena che, entrata a far parte dell’Unione Sovietica all’inizio degli anni ‘20, ritroverà l’indipendenza solo nel 1991.

Ma chi sono gli armeni? Prima che noi diventassimo cristiani, loro lo erano già. Secondo la tradizione la fondazione della Chiesa Armena viene fatta risalire a Giuda Taddeo e Bartolomeo due apostoli di Gesù. È un cristianesimo che non è cattolico latino ma non si è mai separato aspramente da Roma: c’è dai tempi del Vangelo. Nel 301 decisero di dichiarare, primi al mondo, il cristianesimo religione di Stato.

I romani avevano già preso il controllo di questa regione con Pompeo, nel 69 A.C. Arrivarono poi mongoli, turchi, arabi, persiani e poi ancora turchi, fino ai sovietici, ma loro hanno sempre tenuto.

Si rifugiavano sulle montagne o fuggivano all’estero, portando con loro i libri e trascrivendoli. La loro cultura è infinita. Non solo nel senso della quantità, ma in quello strabiliante della forza dell’identità. Gli armeni sanno benissimo chi sono. Per questo sono un patrimonio imperdibile proprio per coloro che non sono più così sicuri della propria identità.

Nel 1917 avvennero due fatti di grande importanza: da un lato l’entrata in guerra degli Stati Uniti a fianco degli alleati e dall’altro l’uscita dal conflitto della Russia.

Poiché i Tedeschi avevano accentuato gli attacchi sottomarini al traffico mercantile nell’ Atlantico per mettere in difficoltà gli alleati (nel Maggio 1915 i Tedeschi affondarono il transatlantico Lusitania, sul quale viaggiavano molti cittadini americani), la situazione divenne insostenibile e gli USA, per volontà del presidente Wilson, ormai indissolubilmente legati dalle forniture militari agli interessi franco-britannici, furono inevitabilmente coinvolti nella guerra. La Russia, invece, sconvolta dalla guerra civile che avrebbe travolto il governo degli zar (Rivoluzione sovietica), chiese l’armistizio e si ritirò dal conflitto.

Anche grazie alla superiorità militare conseguita con l’intervento americano, nel novembre 1918 la guerra terminava con la vittoria dell’Intesa.
Alla conferenza della pace, che si tenne a Versailles, il compito dei vincitori si rivelò difficilissimo. Nelle dure condizioni imposte alla Germania risultò evidente il contrasto fra l’ideale di una pace democratica e l’obiettivo francese di una pace punitiva. La carta dell’Europa fu profondamente mutata, soprattutto in conseguenza della dissoluzione dell’Impero asburgico, che permise la nascita di nuovi Stati.

La guerra si concluse quando, essendo ormai chiara la disfatta dell’esercito tedesco, costretto ad arretrare dall’offensiva francese, inglese e statunitense, il Kaiser Guglielmo II fu cacciato dalla Germania, che proclamò la repubblica e firmò l’armistizio.
Determinante per la vittoria degli Alleati fu la potenza navale dell’Inghilterra, che, grazie al suo netto dominio sul mare, poté rifornirsi di merci e di armamenti dagli Stati Uniti, colmando così lo svantaggio industriale che rendeva Inghilterra, Francia e Italia più deboli della Germania.

TIME LINE FOTOGRAFICA: 1900-1910 

Dimostrazione di un casco per i vigili del fuoco di nuovo design. Germania, 1900.

Il primo volo di un aereo, il Wright Flyer del 17 dicembre 1903

Un cowboy dall’Oklahoma dimostra la sua padronanza del lazo. Gli Stati Uniti, 1905

Nove monarchi ai funerali dello “Zio Europa” – Re Edoardo VII. Gran Bretagna, 1910.

TIME LINE FOTOGRAFICA: 1910-1920 

L’ultima foto del Titanic sull’acqua, 1912.

Biglietto per una nave da crociera Titanic.

William Harley e Arthur Davidson. Stati Uniti, 1914.

Lavori sul ponte di Brooklyn, 1914.

Due contro-milizie armene che combattono il genocidio armeno perpetrato dagli ottomani turchi nel 1915

Gli Ussari tedeschi attraversano il fiume. Serbia, 1915. Prima Guerra Mondiale.

Allenarsi nella guida dei “cavalli”. Divisione Cavalleria dell’esercito degli Stati Uniti, 1917-1918.

Un soldato americano si prepara per gli esercizi con una maschera antigas, 1918.

Il volo di Charles Godfroi attraverso l’Arco di Trionfo a Parigi, 1919.