L’Epifania, che vuol dire Manifestazione, agli inizi del IV secolo coincideva con la festa per la nascita di Cristo che andava affermandosi il giorno 6 gennaio. Ma a seguito della decisione dell’Imperatore Costantino di anticipare la festa cristiana del 6 gennaio e di farla coincidere con la festa del Natale del Sole pagano del 25 dicembre, si creò una difformità di rituali. La Chiesa Cattolica allora riempì la festa del 6 gennaio con l’arrivo dei Magi, e la chiamò festa dell’Epifania.

Secondo alcuni studiosi la parola Epifania nel corso del tempo, in particolare in Toscana, è stata corretta dalla lingua locale in Befania e poi Befana. A Firenze nel 1400 si usava festeggiare l’Epifania rievocando l’ultima tappa del viaggio dei Magi con cortei-processioni spettacolari, ma con ridotta valenza religiosa. Comparvero i primi cortei mascherati con riferimenti alle sacre rappresentazioni medievali ed al viaggio dei Magi a Betlemme. E mimi che rappresentavano i significati religiosi dell’Epifania.

Pian piano l’aspetto profano della festa prese il sopravvento su quello religioso, prese piede la libertà nel mascherarsi ai cortei, successivamente comparvero i carri che raggiunsero il massimo splendore nel 1700. Sui carri, spesso decorati da artisti, c’erano figure femminili chiamate Befane e che rappresentavano la festa.

Intorno alle Befane c’erano numerosi Befani, o Befanotti, col volto spesso dipinto di nero, vestiti in modo sgargiante e col volto tinto di nero, che in qualche modo richiamavano i re Magi.

I Befani chiedevano soldi per sé e per pubblica beneficenza oppure vino, ed in cambio recitavano canzoni, religiose o profane, dette Befanate.

L’Epifania si caratterizzò così come anticamera, festa di apertura del periodo carnevalesco. In seguito, e dappertutto, l’Epifania si è caratterizzata come festa per bambini, con il recupero della tradizione dei doni dei Magi.