Bisogna premettere che non sono ancora state scoperte ricette scritte dell’epoca vichinga.
Evidenziato ciò, sulle coste scandinave, fredde e asciutte, pesci come aringhe e salmoni erano una fonte di proteine fondamentale, e di solito venivano seccati e conservati nel sale, in modo da trasportarli e consumarli durante i lunghi viaggi in mare. Una tecnica detta “stockfish“, da cui viene l’italiano “stoccafisso“.
In Groenlandia, i vichinghi stanziati nelle fattorie più povere mangiavano molta carne di foca, mentre i più ricchi potevano permettersi il caribù“. Infine, c’era il vincolo delle stagioni: a seconda del periodo dell’anno, nei pasti potevano comparire vari tipi di bacche, rape, cavoli e altre verdure, alghe comprese, oltre a porridge a base di orzo e una sorta di focaccia di segale.
Non mancavano i prodotti caseari: bovini e pecore fornivano carne ma anche burro, formaggio e buttermilk o latticello (latte fermentato, sottoprodotto della trasformazione in burro della panna).
I vichinghi islandesi amavano particolarmente lo skyr, un formaggio morbido simile allo yogurt.