Appunti di Storia: una visione d’insieme per capire e capirci.

Il termine greco Historia (passato successivamente al latino) vuol dire, letteralmente, RICERCA, ma è anche sinonimo di INDAGINE.
E’ una parola che si riferisce all’intero ambito della CONOSCENZA.
Alcuni storici antichi o dell’età classica non la usavano nemmeno.
Per esempio, Tucidide non definì mai Historia la propria opera.
Egli chiamava il risultato del proprio lavoro Syngraphé, ovvero racconto scritto in prosa, anche perché era convinto che la sua opera fosse ben più che un semplice racconto.
Nel suo caso egli lo considerava un tipo di “trattato“, di tipo politologico. Nella sua mente una Syngraphé era molto più che un semplice racconto di un fatto, sia pure importante.
La nascita del “genere storico”, nella Grecia Antica, nacque dunque dal rifiuto sistematico delle spiegazioni mitiche preferendo l’utilizzo di fonti documentarie accertate.
Il termine, poi, finì per essere relegato nell’ambito della narrazione dei fatti politico-militari, soprattutto perché i Romani lo ereditarono dai Greci, ricalcando la parola così come era nella propria lingua, e adottandola per descrivere l’attività storiografica.

Il fine della ricerca storica è quello di ottenere dai cosiddetti “luoghi del potere” i modi per accertare i fatti in maniera libera, oggettiva e responsabile.

Tucidide

Erodoto

Sima Qian

Tacito

Per Ecateo di Mileto, come per Erodoto,una generazione corrispondeva a circa quarant’anni

Nella Cina antica e “medievale”, la storiografia professionale nell’Asia orientale venne realizzata dallo storico di corte della Dinastia Han noto come Sima Qian (145 – 90 a.C.), autore dello Shiji (Memorie di uno storico).
Sima Qian è noto come il Padre della storiografia cinese.
Gli storici cinesi di periodi dinastici seguenti in Cina utilizzarono il suo Shiji come formato ufficiale per i testi storici, così come per la letteratura biografica.

Per quanto riguarda gli storici romani, Tacito (58 A.C.-120 D.C.) ha il merito di scindere la storicità formale (di chi scrive storie continuate, formate sugli avvenimenti) dalla storicità reale, misurabile su due fattori inscindibili: la ricerca di notizie attendibili e/o documentate, e la loro proiezione su un piano più generale, che sia di valido fondamento per una ricostruzione e valutazione complessiva di una situazione o di un personaggio.
In questo ambito si possono recuperare gli elementi di tipo psicologico, narrativo o di altro genere, nella storiografia, nella loro funzionalità e inquadrandoli nella delineazione di un complesso, che nell’Agricola è unitario e consapevole, non di meno che nelle Historiae e negli Annales.

La Storia inizia quando finisce il Mito

Raccontare la Storia, qualsiasi storia, narrare i fatti della vicenda umana, rappresenta sempre compiere un atto di estrema libertà.
Quando un singolo narratore storico inizia a raccontare dei fatti determinati, affermando, implicitamente: “Secondo il mio punto di vista, io la penso così, e così vi narrerò quello che so”, egli compie un gesto che svincola l’autonomia del racconto dal “Potere dei Sovrani“.
Fino ad Erodoto ed a Ecateo, prima di questi storici, il sovrano, riguardo alla Storia poteva parlare da solo e dire: “I fatti sono i seguenti“. Prima dell’autoaffermazione dell’indipendenza degli storici, la Storia era fatta dai sovrani, e poteva essere tranquillamente paragonata ad una epigrafe, che si poteva appendere al muro, nella quale venivano narrati determinati fatti o gesta eroiche (normalmente dei sovrani stessi).
Al contrario Erodoto affermò qualcosa come: “I fatti storici li voglio raccontare come mi sembra più giusto”.
Questa è la libertà con cui nacque la Storiografia.

Il disagio degli storici, di fronte alla mitizzazione subentra nel momento stesso in cui essi si rendono conto del fatto che i miti possono essere tra loro contraddittori, quindi evocativi e non necessariamente depositari di un alto tasso di veridicità.

La nascita degli Studi

Tre secoli fa la Preistoria non esisteva. non solo non vi era una disciplina incentrata sullo studio dell’Era Preistorica, ma fatto ancora più rilevante, il concetto stesso di “Preistoria“, inteso come ampio lasso di tempo antecedente agli albori della storia scritta, non era ancora stato formulato.
In Europa molti studiosi abbracciavano le argomentazioni dell’Arcivescovo Ussher (1600), studioso della Bibbia, che aveva calcolato che la Creazione della Terra risaliva al 4004 A.C.
Se il mondo era stato creato in tale data era evidente che ogni nozione di Preistoria diveniva superflua.

Sono i nobili del 1700 che danno l’impulso alla nascita dell’Archeologia.

James Ussher

John Frere

Charles Darwin

Champollion

Approfondire la Conoscenza delle proprie RADICI

Nel 1797 Jonh Frere scrisse al Segretario della Society of Antiquares di Londra sottolineando l’esigenza di andare “aldilà del mondo presente”.

Nel 1836 presso il Museo Nazionale Danese Christian Jurgensen Thomsen mette ordine nelle varie collezioni e classifica le epoche in: Pietra, Bronzo, Ferro.
Nella sua “Guida al Museo” tradotta in inglese nel 1848 introduce il sistema delle 3 Età, riprese poi da tutta la Comunità scientifica del tempo.

Nel 1847 Jacques Boucher (collezionistadi selce) mette in discussione il Diluvio Universale.

Dopo la pubblicazione dell'”Origine della Specie” di Charles Darwin nel 1859, si consolida il termine Preistoria, che stabilisce l’antichità dell’uomo (Anche se il termine Preistoria viene coniato nel 1851 da Daniel Wilson).

Sono le pubblicazioni “Prehistoric Times” (1865) di Lubbock che diedero diffusione al termine Preistoria.

Il Gesuita Athanasius Kircher, uomo ingegnoso (costruttore fra l’altro della lanterna magica, ovvero una forma di  proiezione di immagini dipinte ), pubblicò dal 1650 al 1654 a Roma quattro volumi con le traduzioni dei geroglifici, delle quali nemmeno una era minimamente giusta! Per esempio il gruppo di segni che definivano «autocratore » (appellativo dell’imperatore romano) fu da lui cosí interpretato: «Osiride è il creatore della fecondità e di tutta la vegetazione, la cui forza generante il sacro Mophta conduce nel suo regno dal cielo!»

Jean-François Champollion, il padre del’Egittologia

Jean François Champollion detto Champollion il Giovane (1790-1832), è stato un archeologo ed egittologo francese.
Diceva di sé stesso: “Sono tutto dell’Egitto e l’Egitto è tutto per me“. Divenne famoso per aver decifrato la Stele di Rosetta, una lastra in granito scuro (spesso identificato come basalto) di 114 x 72 cm, che pesa circa 760 kg e riporta un’iscrizione con tre differenti grafie: geroglifico, demotico e greco(dall’alto in basso). Champollion conosceva alla perfezione nove lingue antiche (latino, greco, ebraico, arabo, siriaco, caldeo, copto, persiano e sanscrito) e, mediante accurati confronti con altri testi, fu in grado di decifrare i geroglifici nel 1822.
La storia della stele è legata a Napoleone Bonaparte e alla spedizione in Egitto progettata per colpire il predominio britannico nel Mar Mediterraneo e aprirsi la strada verso le Indie. La spedizione partì da Tolone il 17 maggio del 1798. Il ritrovamento della stele è attribuito al capitano francese PierreFrançois Bouchard che la trovò nella città portuale di Rosetta (l’odierna Rashid) nel delta del Nilo il 15 luglio del 1799, mentre si scavava una trincea.
In realtà, fu un soldato, di cui non conosciamo l’identità, a ritrovarla durante i lavori. Bouchard capì l’importanza della stele e così la mostrò al generale De Menou, il quale decise di portarla ad Alessandria nell’Agosto dello stesso anno.
La stele, sin dal 1802, a causa di una guerra tra francesi ed inglesi, è esposta al British Museum. Nel 1988 è stata sottoposta ad operazioni di pulitura e nel luglio 2003 gli egiziani hanno richiesto la restituzione dell’opera, ma attualmente al Cairo è presente una copia.

Dal 1880 al 1940 l’archeologia entra in uno stadio di “lungo sonno”

La grande scoperta del metodo C14 (datazione al radiocarbonio)

Nel 1947 Willard Frank Libby crea il metodo della datazione mediante radiocarbonio che permette di determinare, con buona approssimazione, l’epoca di qualsiasi oggetto che contenga carbonio, quindi di qualsiasi organismo vissuto anche decine di migliaia di anni fa.

Conoscendo il periodo di dimezzamento del Carbonio 14 (o radiocarbonio), si può valutare il tempo trascorso dalla morte dell’organismo.
L’impatto della tecnica di datazione al radiocarbonio sulla vita dell’uomo moderno l’ha resa una delle scoperte più significative del Ventesimo secolo.
Nessun altro metodo scientifico ha rivoluzionato la comprensione dell’uomo non solo del proprio presente, ma anche di eventi accaduti migliaia di anni fa.

La datazione tramite il conteggio degli anelli degli alberi (dendrocronologia) fornisce inoltre un valido aiuto al metodo di Libby.
Gli anelli di crescita in un tronco non hanno tutti la stessa larghezza: si osservano serie di anelli stretti che si alternano a serie di anelli più larghi. Questa successione di anelli stretti e larghi è simile per tutti gli alberi che vivono nello stesso periodo in una determinata zona poiché riflette le condizioni ambientali dell’area.

La sequenza anulare, insieme ad altre evidenze, permette di:

  • Ricostruire il clima di una regione in un determinato periodo storico e questo è di fondamentale importanza per le aree in cui non si avevano in passato regolari registrazioni meteorologiche;
  • Valutare le caratteristiche ecologiche e ambientali passate e presenti di un’area geografica;
  • Determinare l’autenticità di un’opera d’arte;
  • Capire la struttura e datare le parti lignee di edifici storici.

Larix decidua e Picea abies in siti alpini permettono di conoscere le condizioni climatiche annuali degli ultimi 8000 anni.

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